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X-Cross (2007)

Sunday, 23 January 2011 04:55 Stefano Locati Film - Giappone
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x_cross_0Dopo la riattualizzazione di Yo-Yo Girl Cop, Fukasaku jr. continua la sua storpiatura ultrapop dei generi cinematografici, iniziata con la saga di Battle Royale, dedicandosi questa volta all'horror. X-Cross è in effetti un prodotto ibrido, altamente instabile, deliberatamente spudorato: ricicla davvero tanti stilemi del j-horror rurale in stile Shikoku (Nagasaki Shunichi, 1999) o Kakashi (Tsuruta Norio, 2001), ibridandolo però con la commedia adolescenziale, lo slasher d'importazione Usa, infine il dramma sentimentale.

Una scommessa compositiva che se da un lato risulta troppo smaccatamente studiata a tavolino, troppo "scritta", con tutti gli incastri che progressivamente si disgelano facendo luce sul mistero, dall'altro crea un'alchimia instabile inconsueta, per questo attraente.
Si parte con la pausa di riflessione di Shiyori e Aiko, due amiche in fuga da relazioni difficili e decise a godersi una vacanza in delle terme isolate, poco conosciute, ma assai rinomate. Peccato che il paesino che le ospita sia ancora preda di rituali barbarici che prevedono l'amputazione di una gamba alle straniere, in modo non possano fuggire e sposino di buon grado i baldi giovani autoctoni. Il problema è che a quanto pare una delle due ragazze era consapevole della tradizione, e ha portato lì di proposito l'altra. Si innesta anche il cellulare abbandonato di una sconosciuta che squilla, rivelando la voce del fratello della scomparsa, con informazioni aggiuntive sui rituali.
X-Cross segue asincronicamente le due protagoniste, balzando dall'una all'altra con flashforward incrociati, in questo modo mostrando una parte di verità e subito dopo dandone la visione complementare. L'architettura è ispessita da parentesi fuori registro - come la ragazza gelosa, vestita in perfetto stile Lolita, che attacca le ragazze con forbici gigantesche - e dalle progressive farneticazioni degli uomini del villaggio. Nel complesso emerge un film discontinuo, straniante, che gioca così tanto con i sensi dello spettatore fino a isolarlo, precudendogli il coinvolgimento. Eppure, negli interstizi di questo amalgama disomogeneo, risiedono spunti notevoli di filosofia-pop applicata alla (post) adolescenza, con simbolismi reiterati e feticismi dichiarati - da quello per il vestiario a quello tecnologico per i cellulari. Su tutti il continuo rincorrersi di immagini di X, dai crocifissi su cui vengono appese le malcapitate, ai simboli sui cellulari, fino alle succitate forbici giganti.
Un film dalla decodificazione complessa, stratificata, che pur senza convincere riesce a provocare.

 


paese: Giappone
anno: 2007
regia: Fukasaku Kenta
sceneggiatura: Oishi Tetsuya
attori: Matsushita Nao (Shiyori), Suzuki Ami (Aiko), Ikeuchi Hiroyuki, Iwane Ayuko, Iwao Nozomu, Kamui Kyoji, Koyama Rikiya

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