404 Not Found

Not Found

The requested URL /track was not found on this server.

You are here:   Home Film Giappone What Made Her Do It? / Cosa l'ha indotta a fare questo? (1930)

What Made Her Do It? / Cosa l'ha indotta a fare questo? (1930)

Sunday, 23 January 2011 05:09 Valentina Verrocchio Film - Giappone
Print

what_made_her_do_it_0Sumiko è una ragazzina sola nel fiore della giovinezza. Il padre si è suicidato lasciandole delle monete di valore e una lettera di raccomandazione per lo zio. Indossando un kimono estivo e un fermacapelli particolarmente grazioso, a piedi Sumiko si incammina verso il paese in cui abita lo zio, speranzosa che questi possa finalmente darle un tetto, ma soprattutto la possibilità di continuare gli studi. Già lungo la via un signore anziano, offrendole rifugio per la notte e poi un passaggio fino al villaggio dei parenti, le fruga nell'umile fagottino e le ruba alcune delle monete.

La situazione peggiora una volta giunta a destinazione, dal momento che lo zio e sua moglie oltre a essere inselvatichiti dal quotidiano tirare avanti la famiglia, popolata di bambini piccoli, sporcizia e miseria, hanno anche un'evidente cattiveria naturale che porta per esempio la zia a privare Sumiko del diritto di mangiare a tavola con gli altri (con Sumiko che, come un uccellino silenzioso, si accontenta dei resti meticolosamente messi insieme nel rigovernare la tavola), e lo zio a venderla alla prima occasione a un signorotto vestito all'occidentale, gestore di un circo. Nel circo la ragazzina è vittima e aiutante del proprietario, alcolizzato lanciatore di coltelli. Essendo Sumiko carina e delicata, è odiata dalla prima donna, che le somministra ogni genere di dispetti. Fortunatamente però c´è Shintaro, un ragazzo giovane, bello e dolce, che aiuta Sumiko a sopravvivere, e che quando il circo va in malora perché i lavoranti si ribellano alle schiavitù imposte dal padrone, la porta via con sé, anche se poi durante il viaggio la perde letteralmente per strada, a causa di un incidente. Sumiko allora, di nuovo sola, passa attraverso una serie di disavventure "lavorative", prima come cameriera nella casa di una ricchissima e viziatissima signorina sua coetanea, e poi al servizio di un signore che medita di approfittare di lei, anche se non arriva a mettere in pratica i suoi desideri loschi, perché nel frattempo Sumiko rincontra per caso Shintaro, e insieme scappano. Il ragazzo ha un lavoro e quindi i due decidono di sposarsi. Ogni giorno Sumiko a casa prepara amorevolmente la cena e aspetta che il marito torni dal lavoro. La crisi finanziaria dell'intero Giappone però avanza, e quando Shintaro perde il posto, marito e moglie si rimettono in cammino, questa volta verso la morte, che vogliono avvenga in mare. In balia delle onde sembra però che solo Shintaro muoia, mentre Sumiko, ripescata e curata, viene messa in un ricovero per donne sole gestito da una zitella fervente cattolica e religiosamente tendente al più rigido bigottismo. La mite e sottomessa Sumiko non fa che ricevere una punizione ingiusta dietro l'altra, fino a quando, ormai disillusa e senza più nessun tipo di speranza, si fa giustizia da sola, appiccando il fuoco all'ospizio-convento-convitto e danzando inviperita davanti a una quantità di persone venuta a vederla pentirsi pubblicamente per aver tentato di contattare un ragazzo somigliante a Shintaro, avvistato da una compagna.
Nani ga kanojo o so saseta ka, adattato da un pezzo per il teatro Shingeki dell'allora politicamente impegnatissimo Fujimori Seikichi, è stato rinvenuto in pessime condizioni in un archivio cinematografico di Mosca, e riprovvisto di cartelli in giapponese (fondamentali, visto che l'ultima parte del film, dal processo fino al rogo e alla danza, sono andati completamente distrutti, e quindi si legge soltanto cosa accade, senza il supporto delle immagini) è stato mostrato come evento d'apertura al decimo International Film Festival di Tokyo nel 1997. Da allora, inserito nel circuito dei festival, ha fatto un'apparizione anche in Italia, durante le coraggiosissime Giornate del cinema muto di Pordenone, e ora gira per le emittenti televisive impegnate e artistiche di mezza Europa, ulteriormente impreziosito dalla musica originale del compositore tedesco Günter Buchwald. Nonostante What Made Her Do It? sia stato il più grande successo che la storia del cinema muto giapponese abbia registrato, primariamente a causa della bellezza della sua protagonista e dell'aspra critica politica (la prima di questo film generò in un quartiere di Tokyo sommosse e tumulti popolari contro il governo), e nonostante abbia fatto la fortuna degli studi Teikine che lo produssero, dando il via a una serie infinita di cloni, la sua trama vista oggi potrebbe far sorridere e spazientire lo spettatore, per la prevedibilità con cui gli eventi precipitano rovinosamente intorno alla figura della delicata e sempre ingenua Sumiko, in tutto e per tutto eroina tipica da shojo manga, modello Candy Candy (disavventure itineranti incluse) già nel 1930. Ma il valore del film sta evidentemente nel simbolismo che mette in scena, tecnicamente proveniente dalla scuola di Ejzenštejn e ideologicamente a metà strada tra la richiesta di riforme per i lavoratori e la conservazione dei basilari valori sociali (matrimonio e maternità...). Al fianco di una tecnica registica effettivamente sbalorditiva, ricca di carrelli orizzontali e all'indietro punteggiati da stacchi raggelanti con primi piani montati in modo dissonante e inquietante, bisogna però francamente ammettere che la confezione di questo film contiene anche qualche espediente non esattamente "pulito", sebbene nella più consolidata (e talvolta facile) rappresentazione giapponese della donna giovane: se davvero si fosse trattato di reale propaganda politica filo comunista e basta, infatti, forse il personaggio di Sumiko sarebbe stato atteggiato meno a vittima, avrebbe forse lottato di più, invece di spostarsi passivamente da un quadro all'altro della rappresentazione. Invece mai, durante tutto il film, viene messa in discussione o vagamente scomposta quell'icona di luminoso alabastro impersonata da Takatsu Keiko, diafano esserino dai pensieri inesistenti e con gli occhioni grandi e luccicanti, col collo costantemente esposto, lunghissimo e bianchissimamente sempre chino, in una posa sottilmente e staticamente soggiogata e piegata da un erotismo mal dissimulato, di quelli che usano la fragilità come provocazione. Se inoltre il film avesse giocato davvero a favore delle masse oppresse di lavoratori, viene da chiedersi com'è che tutte le persone indigenti invece di essere alleate di Sumiko sono più che altro rappresentate come mostri pidocchiosi impegnati a sopraffarla, al pari di uno o due unici personaggi davvero occidentaleggianti che si vedono passare, in fondo provocando i mali minori e facendo immediatamente una bruttissima fine. No, What Made Her Do It? è un voyeuristico filmetto (girato molto molto bene) travestito da inno rivoluzionario antimperialista e simpatizzante comunista. Tra questo film e il cinema giapponese di oggi ci sono stati molti esempi forse meno chiassosi ma più intensi di film davvero, eticamente, di resistenza. Ci sono stati Ozu, Naruse, Mizoguchi, Shimizu. Settant'anni dopo, comunque, è interessante notare che, tramontata la fiducia nel comunismo, c'è ancora un "ismo" che sopravvive immutato, ed è il qualunquismo con cui si sbattono sugli schermi giapponesi le ninfette usa e getta (sebbene siano apparse nel frattempo varianti e alternative transgenderiali), a dimostrazione del fatto che non c'è miglior agitatore di folle se non il rachitismo anoressico di un'adolescente giapponese assediata dalle difficoltà e con lo sguardo da Bambi. (novembre 2003 - giugno 2006)

 


paese: Giappone
anno: 1930
regia: Suzuki Shigeyoshi
sceneggiatura: Suzuki Shigeyoshi
attori: Takatsu Keiko (Nakamura Sumiko), Unno Ruunin (Ichikawa Shintaro), Fujima Rintaro (Hasegawa Akimitsu), Kojima Yoyo (Sakamoto Sahei), Nijo Tamako (Hakiyama Hideko), Asano Takashi (zio di Sumiko)

sitemap

Add comment

Effettuando il login si hanno più opzioni e non è necessario inserire il captcha a ogni messaggio.
Sono vietati messaggi discriminatori, offese o insulti, spam di qualsiasi tipo, incitamento alla pirateria informatica. I commenti che non rispettano queste semplici regole saranno eliminati senza preavviso dalla redazione.

Security code
Refresh

Share on facebook