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Vital (2004)

Sunday, 23 January 2011 05:18 Stefano Locati Film - Giappone
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vital_0Vital rappresenta, per il cinema di Tsukamoto, un passaggio dal fuori al dentro. Se i suoi film precedenti potevano essere letti come l'esplicitazione dell'esplosione del corpo contagiato e riplasmato dall'ambiente e dalle pulsioni umane, dalla furia postindustriale degli esordi (Hiruko the Goblin, i due Tetsuo) fino al controllato, crepitante ribollire delle opere seguenti (Tokyo Fist, Bullet Ballet, Gemini), Vital porta a compimento una mutazione già intravista in A Snake of June, quella delle modifiche strutturali che agiscono invisibili e riformulano in nuove configurazioni la matassa vivente della chimica e delle percezioni.

Tsukamoto sembra qui allontanarsi dai temi a lui cari - la nuova carne, l'emergere destrutturante di desideri incontrollabili, l'evoluzione di condizioni oltreumane di tipo virale. Ma lo scarto, del tutto apparente, è solo una questione di prospettiva (e di aspettativa del pubblico), perché Tsukamoto fino a oggi è riuscito a stare al passo delle sue visioni, senza mai ripetersi, continuando anzi un lento percorso al rialzo. Qui ripropone le ossessioni di sempre con una maturità a tratti sbalorditiva, pur se meno appariscente.
Hiroshi si risveglia traumatizzato da un incidente d'auto. Non ricorda chi sia, né la sua vita passata, ma è deciso a porre un freno agli incubi che lo perseguitano. Per questo decide di tornare a frequentare la facoltà di medicina che i suoi genitori sostengono avesse abbandonato da tempo. In università conosce Ikumi, una ragazza stranamente attratta da lui, ma Hiroshi non riesce a stabilire con lei una relazione stabile. E' tormentato da squarci incantati trascorsi con una ragazza cui non riesce a dare un nome. La realtà si accanisce quando ritrova la ragazza delle visioni stesa sul tavolo autoptico per le prove di dissezione. Si tratta di Ryoko, la sua fidanzata, morta il giorno dell'incidente, che aveva fatto esplicita richiesta perché il suo cadavere fosse donato alla scienza. Il legame ristabilito ossessiona Hiroshi; la sensazione di impellenza si acuisce quando va a trovare i genitori della ragazza, ancora sconvolti dalla sua morte.
Il cinema di Tsukamoto implode, ma non si decompone, e anzi nella riconquistata dimensione a baricentro interno trova nuovo spazio espressivo. Come gli infiniti tunnel di fango di Haze, Vital è un viaggio parallelo nelle interiora di un corpo e nelle interiora di una mente: sono queste due interiora così diverse, in lenta collisione, a (ri)fondare l'amore che aveva un tempo legato i due ragazzi. Hiroshi apre simbolicamente Ryoko per ritrovarla e, per la prima volta, scoprirla: ne riproduce su carta le parti più nascoste per creare un nuovo legame e, in questo modo, conoscere e rinsaldare anche la sua essenza, anestetizzata a partire dall'incidente e dalla perdita. Ritrovare la sconosciuta fisicità di Ryoko, suo unico lascito, ultimo suo segno d'amore, è anche l'unico modo per ritrovare (completare) se stesso. Il corpo è la mente e la mente fa il corpo - lo ridisegna, dunque lo ricrea, lo comprende. Vital distrugge i dualismi corpo-mente, realtà-sogno, fuori-dentro e parte alla ricerca di una sincronia difficile, ma totalizzante. Dopo quelle della carne, in una parabola inusitatamente romantica, dolce nella sua disperazione, Tsukamoto disfa le limitazioni del tempo, perché ritrovare la scintilla di un contatto equivale a riportarlo in vita, rianimarlo, pur nella morte (ma vale anche l'inverso). Agendo sottopelle, privandosi volutamente dello sferragliare vistoso di protesi e di chincaglierie esterne, come già parzialmente in Gemini, Tsukamoto conferma la complessa semplicità del suo cinema, e per osmosi della vita che vi è rappresentata.

 


paese: Giappone
anno: 2004
regia: Tsukamoto Shinya
sceneggiatura: Tsukamoto Shinya
attori: Asano Tadanobu (Hiroshi), Tsukamoto Nami (Ryoko), Kiki (Ikumi), Kunimura Jun, Kino Hana, Kushida Kazuyoshi, Lily

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