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Spirited Away / La città incantata (2001)

Sunday, 23 January 2011 15:05 Stefano Locati Film - Giappone
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spirited_away_0"Se dovessi scegliere i cinque maestri dell'arte cinematografica, uno di essi sarebbe Miyazaki". Così si è espresso all'indomani dell'Oscar come miglior film d'animazione a Spirited Away (per la prima volta a un lungometraggio giapponese) il compositore Joe Hisaishi, collaboratore di lunga data dell'artista e di registi del calibro di Kitano Takeshi: e come smentirlo, ripensando alla disarmante semplicità e complicità con cui Miyazaki sa architettare le sue storie piene di stupore e senso del meraviglioso. Lui meglio di altri è riuscito a trasporre sullo schermo il fantastico quotidiano in forma di poesia, una poesia intimamente umorale, precategoriale, che parla il linguaggio universale di un'umanità sottratta alle catene di bassezze tristemente reali.

Spirited Away (da noi La città incantata) è una storia di maturazione di stampo classico, in cui l'irruzione dell'oltremondano è solo una delle possibili metafore del confronto tra una bambina e il mondo esterno. Chihiro sta traslocando con i genitori in un'altra città. Sulla strada per la nuova casa, dopo aver erroneamente imboccato un sentiero sterrato che attraversa un bosco, la famiglia incappa in un'antica e buia galleria. Incuriositi, i genitori decidono di esplorarla, trascinandosi dietro la riluttante Chihiro: arriveranno in una valle apparentemente disabitata, con strambe costruzioni di contorno, tanto che credono si tratti di un luna park abbandonato. I genitori scompaiono presto, e Chihiro si ritrova sperduta nel mondo degli spiriti, in una magione/bagno pubblico gestito da Yubaba, che accetta di assumerla alle sue dipendenze purché semplifichi il suo nome in Sen (il titolo orginale è appunto Sen to Chihiro no Kamikakushi, ossia Sen e Chihiro rapite dagli spiriti). Inizia la dura lotta della neonata Sen per ritrovare se stessa e i suoi genitori, tra personaggi surreali e gli sporadici alleati: la sguattera Rin, l'aracnomorfo Kamajii e soprattutto il misterioso Haku, bel giovane che per primo l'aiuta a sfuggire alla folla intimorita. Impostazione da classico bildungsroman, si diceva: eppure, dietro le apparenze da prevedibile rilettura, si nasconde un'inaspettata durezza, in cui le asperità non vengono occultate o smussate per guadagnarsi la simpatia dei più piccoli (o meglio, dei loro genitori, rassicurati dalla totale assenza di elementi inquietanti con cui doversi confrontare una volta finito il film): al contrario ogni difficoltà emerge - seppure in modo non bellicoso, grazie alla partecipazione attiva di uno sguardo umoristico-spensierato - e viene amplificato. Perché solo sconfiggendo i propri demoni e le proprie paure è possibile liberarsi, riappropriarsi del proprio nome, simbolo dell'unicità e complessità che ci è propria. Pinocchio ci raccontava che i bambini, lasciati a loro stessi, senza una guida, cadrebbero presto preda degli impulsi (la città dei balocchi). Spirited Away, anti-Pinocchio suo malgrado, propone un punto di vista alternativo, meno propenso ai desideri di dominio del mondo dei "cresciuti" su quello dell'infanzia: i bambini per maturare hanno e devono trovare la forza in loro stessi. Il mondo è un antro di spettri con cui devono abituarsi a convivere in prima persona, non ci sono facili filtri a portata di mano: non a caso se nella favola di Collodi erano i giovani a trasformarsi in asini, qui sono gli adulti a diventare maiali. Chihiro non è allora un'eroina, quanto una ragazzina come tante: insolitamente buffa, preda di una gestualità sgraziata, di espressioni sbilenche - e per questo ancora più adorabile.

 


paese: Giappone
anno: 2001
regia: Miyazaki Hayao
sceneggiatura: Miyazaki Hayao
attori: -

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