Tamami - The Baby's Curse (2008)

tamami_0Horror spiritato tratto da un manga di Umezu Kazuo, padrino storico del weird e dello splatter disegnato, le cui storie strambe, piene di richiami a psicanalisi, antropologia e paure ancestrali sono già state trasposte miriadi di volte al cinema. Questo Akanbo shojo (la cui traduzione è semplicemente "bambina") assume subito i tratti di uno scriteriato incrocio tra Brood - La covata malefica (David Cronenberg, 1979), Bambola assassina (Tom Holland, 1988) e Baptism of Blood/Senrei (Yoshihara Kenichi, 1996 - sempre tratto da Umezu). In aggiunta una spruzzata di gore e la solita intransigenza giapponese, che una volta instillate le premesse non ha problemi ad affondare fino in fondo il colpo.

In questo caso Yoko, un'orfana, viene riportata alla sua famiglia biologica, i Nanjo, che vivono in una isolata e lussuosa villa in mezzo ai boschi. Siamo nel 1960: Keizo, il capofamiglia, cercava la figlia perduta da quindici anni, da quando durante la seconda guerra mondiale le era sfuggita di mano e creduta dispersa. Nei tanti anni intercorsi, la moglie, Yuko, è nel frattempo impazzita per il dolore, e ormai vaga per casa cullando un peluche come fosse la figlia. Una figlia che però chiama Tamami, e non Yoko. La ragazzina subisce l'atmosfera lugubre della casa, appesantita dalla misteriosa governante, ma ben presto si rende conto che Tamami non è solo un fantasma immaginario della mente della ritrovata mamma, ma un essere deforme e pericoloso, senza inibizioni. Tra le due sorellastre inizia una guerra per la sopravvivenza senza esclusione di colpi.
Tamami: The Baby's Curse scorre placido e senza problemi. A oggi è il più equilibrato tra i lavori di Yamaguchi Yudai, che fortunatamente si dimentica dell'umorismo greve e della messa in scena cheap-pop che infestava Battlefield Baseball (2003) e Cromartie High School (2005) e riesce a ricalibrare gli eccessi gore di Meatball Machine (2005, diretto insieme a Yamamoto Junichi) in una narrazione autosufficiente. Non mancano gli eccessi e le esagerazioni grottesche, ma sono racchiuse nella struttura progressiva di accumulo della tensione che culmina nella mezz'ora finale di duello tra le sorelle. Se la parte d'azione è gestita con qualche perizia, facendo sperare Yamaguchi possa finalmente districarsi dalle paludi del suo sponsor Kitamura Ryuhei (con cui lavorava dai tempi di Down to Hell, 1997), a mancare è un approfondimento del risvolto psicologico, che poi era sulla carta il più interessante. Non si và oltre l'esposizione minimale e stringata del rapporto madre-figlia e della gelosia tra fratelli, spunti che avrebbero potuto offrire ben altre profondità. A rimanere è quindi soltanto la pervicacia un po' perversa di una ragazzina che lotta contro uno spietato demone tra fiumi di sangue, concetto che difficilmente avrebbe trovato terreno fertile a Hollywood, per esempio. Ma è ancora troppo poco.

 


paese: Giappone
anno: 2008
regia: Yamaguchi Yudai
sceneggiatura: Kobayashi Hirotoshi
attori: Mizusawa Nako (Yoko), Noguchi Goro (Nanjo Keizo), Asano Atsuko (Nanjo Yuko), Saito Takumi (Yoshimura Takaya), Horibe Keisuke (Yoshimura Seiya), Ikuta Etsuko