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That Night's Wife / La moglie di quella notte (1930)

Sunday, 23 January 2011 16:48 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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that_nights_wife_0Un padre di famiglia è costretto a far rapine per portare a casa un po' di soldi e salvare così la figlioletta malata. La polizia lo insegue per tutta la città e quando lui finalmente riesce a tornare a casa, viene raggiunto da un detective che si installa nell'appartamento e non se ne va fino a quando non gli ha messo le manette. Testimoni di tutto questo sono la moglie dell'uomo, capace di improvvisi colpi di testa, e l'ignaro dottore che viene a intervalli regolari a controllare le condizioni della bambina.

That Night's Wife è l'escursione di Ozu nel noir, alla maniera dell'Hitchcock di Blackmail, girato guarda caso solo un anno prima. La storia viene da un romanzo di Oscar Shisgall, From Nine To Nine. Nel libro, tra la rapina e il resto degli eventi c'è una settimana di tempo, mentre nella sceneggiatura di Noda Kogo tutto avviene nell'arco di una notte. Ciò è dovuto sia alla necessità di ridurre i tempi per aumentare la tensione, sia anche al desiderio di Ozu di rifarsi a certe altre letture dalle quali si lasciava affascinare e le cui tracce si trovano in giro per tutto il film. Nello specifico, lo scrittore Ryutanji Yu era solito dare ai suoi racconti non solo un unico set, ma anche molti vocaboli occidentali. Ozu allora ha ambientato That Night's Wife quasi interamente nell'appartamento della piccola famiglia, e lo ha disseminato di manifesti abbozzati e accatastati alle pareti, pieni di caratteri occidentali di varia forma e misura, più diverse frasi in inglese corsivo che appaiono, ricompaiono, scorrono e fluttuano ogni volta che capitano nell'inquadratura. Con tutte queste scritte lo spettatore immagina che il padre di famiglia che nel film si vede in azione come ladro, sia stato fino a qualche giorno prima un povero decoratore di manifesti teatrali, pubblicitari e cinematografici; Ozu non conferma né smentisce, ma con quei manifesti crea un'atmosfera, sparge l'esca che cattura l'immaginazione del pubblico. Sebbene ricco di suggestioni occidentali, dunque, That Night's Wife riesce anche a non tradire la personalità cinematografica di Ozu, e lo fa sia con una delicatezza quasi umoristica perfino nel mostrare i momenti più disperati (il detective per esempio non è in buona salute e a un certo punto deve prendere una medicina: svuota un bicchiere che conteneva un fiorellino, lo sciacqua, lo usa per berci la medicina, e poi lo rimette a posto, fiorellino compreso!), sia tramite la caratterizzazione dei personaggi, i quali non agiscono mai procedendo secondo lo schema classico azione/reazione, bensì per dissimulazioni ed ellissi, due tra gli utensili più sottilmente efficaci e ritmici del cinema di Ozu. La moglie per esempio, interpretata da Yagumo Emiko, è il personaggio più strano: apparentemente onesta e mite, di punto in bianco sa diventare un drago, ed è anzi l'unica che abbia in mano le vere scelte narrative del film, che per il resto si muove senza troppo sgarrare appoggiandosi ai canoni del noir. Ozu deve aver visto in questa attrice una strana ambiguità, dato che anche in seguito, per esempio in A Story Of Floating Weeds, lei sarà sempre pacata e cheta, remissiva ma anche indiavolata, capace di smuovere montagne, una specie di demonessa dal volto impenetrabile. Il dottore e il detective sono invece i personaggi meglio pensati; il dottore, pur comparendo in tutto solo tre volte, con un semplice sciacquarsi di mani in una bacinella, reggendo l'asciugamano coi denti, punteggia l'intero film con un rituale che descrive tutta la pena e l'impotenza dei protagonisti. Se poi si pensasse a That Night's Wife come a una specie di favola, allora il detective sarebbe l'orco buono, tanto intrappolato nel suo mostruoso corpo da poliziotto e uomo sgradevole, quanto in realtà aggraziato e sollecito nei pensieri e nei movimenti. E' lui infatti che rimette a posto una composizione di bambole e bottiglie sull'altalena della bambina malata. E' lui che prende in simpatia la famiglia e sebbene costretto a fare il proprio dovere letteralmente chiude un occhio, s'addormenta per non negare la propria missione nell'appartamento e allo stesso tempo restituire alla famigliola un minimo di dignità e riposo. Il personaggio del marito, infine, interpretato da Okada Tokihiko, alla sua prima collaborazione con Ozu, non è niente altro se non ciò che deve essere: preso nella morsa del suo misfatto, consumato dalla disperazione e dal desiderio di soddisfare i bisogni e le aspettative di moglie e figlia, rimane un omino nebuloso e introverso, insicuro, per tutta la durata del film eccetto in quel suo ultimo tentativo al contrario di agire secondo i propri desideri: non una fuga come ci si aspetterebbe, bensì un ritorno messo in scena indossando, paradossalmente, la maschera del gangster, ossia un cappello di traverso (cosa sapeva far fare Ozu ai cappelli!), proprio nel momento in cui abbandona definitivamente le speranze di sfamare la famiglia come malvivente, salvando però l'anima e tornando sua sponte nelle mani del detective.
Girato interamente di notte con gli attori che si appisolavano mentre provavano le scene, That Night's Wife è una specie di sogno notturno in forma di noir con perfino un eccentrico, per l'epoca, uso di pistole, che non sparano mai ma vengono puntate con tocco decisamente artistico prima dal marito, e poi dalla moglie che ne impugna addirittura due, malferma e coraggiosa. Una trasferta nel cinema di genere che sebbene non raggiunga i livelli di tanti altri film di Ozu, si può lo stesso dire pienamente riuscita, completamente interessante. (Gennaio 2006)Un padre di famiglia è costretto a far rapine per portare a casa un po' di soldi e salvare così la figlioletta malata. La polizia lo insegue per tutta la città e quando lui finalmente riesce a tornare a casa, viene raggiunto da un detective che si installa nell'appartamento e non se ne va fino a quando non gli ha messo le manette. Testimoni di tutto questo sono la moglie dell'uomo, capace di improvvisi colpi di testa, e l'ignaro dottore che viene a intervalli regolari a controllare le condizioni della bambina.
That Night's Wife è l'escursione di Ozu nel noir, alla maniera dell'Hitchcock di Blackmail, girato guarda caso solo un anno prima. La storia viene da un romanzo di Oscar Shisgall, From Nine To Nine. Nel libro, tra la rapina e il resto degli eventi c'è una settimana di tempo, mentre nella sceneggiatura di Noda Kogo tutto avviene nell'arco di una notte. Ciò è dovuto sia alla necessità di ridurre i tempi per aumentare la tensione, sia anche al desiderio di Ozu di rifarsi a certe altre letture dalle quali si lasciava affascinare e le cui tracce si trovano in giro per tutto il film. Nello specifico, lo scrittore Ryutanji Yu era solito dare ai suoi racconti non solo un unico set, ma anche molti vocaboli occidentali. Ozu allora ha ambientato That Night's Wife quasi interamente nell'appartamento della piccola famiglia, e lo ha disseminato di manifesti abbozzati e accatastati alle pareti, pieni di caratteri occidentali di varia forma e misura, più diverse frasi in inglese corsivo che appaiono, ricompaiono, scorrono e fluttuano ogni volta che capitano nell'inquadratura. Con tutte queste scritte lo spettatore immagina che il padre di famiglia che nel film si vede in azione come ladro, sia stato fino a qualche giorno prima un povero decoratore di manifesti teatrali, pubblicitari e cinematografici; Ozu non conferma né smentisce, ma con quei manifesti crea un'atmosfera, sparge l'esca che cattura l'immaginazione del pubblico. Sebbene ricco di suggestioni occidentali, dunque, That Night's Wife riesce anche a non tradire la personalità cinematografica di Ozu, e lo fa sia con una delicatezza quasi umoristica perfino nel mostrare i momenti più disperati (il detective per esempio non è in buona salute e a un certo punto deve prendere una medicina: svuota un bicchiere che conteneva un fiorellino, lo sciacqua, lo usa per berci la medicina, e poi lo rimette a posto, fiorellino compreso!), sia tramite la caratterizzazione dei personaggi, i quali non agiscono mai procedendo secondo lo schema classico azione/reazione, bensì per dissimulazioni ed ellissi, due tra gli utensili più sottilmente efficaci e ritmici del cinema di Ozu. La moglie per esempio, interpretata da Yagumo Emiko, è il personaggio più strano: apparentemente onesta e mite, di punto in bianco sa diventare un drago, ed è anzi l'unica che abbia in mano le vere scelte narrative del film, che per il resto si muove senza troppo sgarrare appoggiandosi ai canoni del noir. Ozu deve aver visto in questa attrice una strana ambiguità, dato che anche in seguito, per esempio in A Story Of Floating Weeds, lei sarà sempre pacata e cheta, remissiva ma anche indiavolata, capace di smuovere montagne, una specie di demonessa dal volto impenetrabile. Il dottore e il detective sono invece i personaggi meglio pensati; il dottore, pur comparendo in tutto solo tre volte, con un semplice sciacquarsi di mani in una bacinella, reggendo l'asciugamano coi denti, punteggia l'intero film con un rituale che descrive tutta la pena e l'impotenza dei protagonisti. Se poi si pensasse a That Night's Wife come a una specie di favola, allora il detective sarebbe l'orco buono, tanto intrappolato nel suo mostruoso corpo da poliziotto e uomo sgradevole, quanto in realtà aggraziato e sollecito nei pensieri e nei movimenti. E' lui infatti che rimette a posto una composizione di bambole e bottiglie sull'altalena della bambina malata. E' lui che prende in simpatia la famiglia e sebbene costretto a fare il proprio dovere letteralmente chiude un occhio, s'addormenta per non negare la propria missione nell'appartamento e allo stesso tempo restituire alla famigliola un minimo di dignità e riposo. Il personaggio del marito, infine, interpretato da Okada Tokihiko, alla sua prima collaborazione con Ozu, non è niente altro se non ciò che deve essere: preso nella morsa del suo misfatto, consumato dalla disperazione e dal desiderio di soddisfare i bisogni e le aspettative di moglie e figlia, rimane un omino nebuloso e introverso, insicuro, per tutta la durata del film eccetto in quel suo ultimo tentativo al contrario di agire secondo i propri desideri: non una fuga come ci si aspetterebbe, bensì un ritorno messo in scena indossando, paradossalmente, la maschera del gangster, ossia un cappello di traverso (cosa sapeva far fare Ozu ai cappelli!), proprio nel momento in cui abbandona definitivamente le speranze di sfamare la famiglia come malvivente, salvando però l'anima e tornando sua sponte nelle mani del detective.
Girato interamente di notte con gli attori che si appisolavano mentre provavano le scene, That Night's Wife è una specie di sogno notturno in forma di noir con perfino un eccentrico, per l'epoca, uso di pistole, che non sparano mai ma vengono puntate con tocco decisamente artistico prima dal marito, e poi dalla moglie che ne impugna addirittura due, malferma e coraggiosa. Una trasferta nel cinema di genere che sebbene non raggiunga i livelli di tanti altri film di Ozu, si può lo stesso dire pienamente riuscita, completamente interessante. (Gennaio 2006)

 


paese: Giappone
anno: 1930
regia: Ozu Yasujiro
sceneggiatura: Noda Kogo
attori: Okada Tokihiko (Ashizume Shuji), Yagumo Emiko (Mayumi), Yamamoto Togo (detective Kagawa), Saito Tatsuo (il dottore), Ichimura Mitsuko (Michiko), Ryu Chishu

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