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There Was a Father / C'era un padre (1942)

Sunday, 23 January 2011 16:50 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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there_was_a_father_0Un padre e un figlio raccontati attraverso gli anni, come se il tempo passasse velocissimamente, cancellando e/o acuendo a piacimento le emozioni. Il padre, insegnante, durante una gita è involontariamente responsabile di un incidente accaduto a uno studente, e avendo in seguito a ciò rassegnato le dimissioni, mette il figlio in collegio e si trasferisce a Tokyo, in una specie di esilio volontario. Una volta adulto, il figlio mostra più volte un desiderio urgente di ricongiungersi al padre, che invece si comporta come se il tempo fosse infinito e come se lo stare insieme fosse solo un passatempo frivolo...

Concepito a ridosso della guerra (immediatamente dopo aver completato la sceneggiatura, nel settembre 1939, Ozu fu chiamato sul fronte cinese), scritto e riscritto più volte perché Ozu riteneva di poterlo migliorare, e severamente accorciato quando uscì dopo la guerra, There Was A Father è una delle pellicole più perfette che si possano immaginare. Tutto si basa sulla ripetizione, in tempi diversi, di piccoli gesti quotidiani quali l'andare a pesca di padre e figlio, o lo sdraiarsi a terra con i piedi all'aria a oziare, oppure la condivisione di un bagno termale. Ryu Chishu, Sano Shuji e Saburi Shin (il quale ha solo un piccolo, importante ruolo verso la fine), tutti attori cari a Ozu, con una recitazione precisa e vibrante, riproducono davvero la vita nell'arco di un'ora e mezza scarsa di film. Il tema rappresentato è di quelli fondamentali: il non rendersi conto. Il padre di Ryohei, per modestia, per noncuranza, prima di tutto per scarsa stima di se stesso, non si rende conto del valore che ha il tempo trascorso con suo figlio, rimandando e sminuendo sempre i loro incontri. Il figlio invece stravede per lui, e febbrilmente cerca a tratti di sopportare e comprendere i supplizi impostigli dal padre, e a tratti di manifestare, anche piangendo, il suo dispiacere, la sua impotenza. Impotenza contro il tempo che passa e brucia tutte le occasioni belle. Impotenza contro una Tokyo che sembra aver raffreddato o anestetizzato il cuore di suo padre. E a proposito di Tokyo, la città che indurisce e desensibilizza le persone (già negli anni quaranta!), è interessante notare come Ryu Chishu, attore che per tutta la vita ha continuato a negare di saper recitare, con la sua metamorfosi da giovane a vecchio, in There Was A Father riesca a ricoprire lo stesso senso che hanno tutti i figli messi insieme nella impassibile e calda capitale di Tokyo Story, ossia quel tirare avanti quotidiano, paradossalmente in realtà privo di senso, che impedisce alle persone di rendersi conto di quanto sia facile umiliare e trascurare gli affetti, in nome di non si sa che cosa, in nome di una corsa sfrenata verso la fine della vita, cercando di imbottirsi di consolazioni mediocri, che nulla hanno a che fare con le persone amate e da cui si viene amati; consolazioni che forse danno l'impressione di vivere un'esistenza piena e realizzata, ma invece non fanno che alienare i cuori. Quando il figlio riesce a trovare il tempo di andare a trovare suo padre, e non sta più nella pelle dalla contentezza, il padre non essendo capace di cancellare un invito a cena con degli ex studenti, lascia da solo a casa il figlio venuto apposta per lui. Per poi ricevere in faccia, durante la cena, la realtà vivida di quegli invitati che non hanno potuto (voluto) presenziare alla riunione perché hanno preferito stare con le loro mogli e le loro famiglie, dimostrando a Ryu Chishu che rimanere con suo figlio sarebbe stato possibile, solo a volerlo, solo a concederselo.
Di sentimenti in There Was A Father ce ne sono tanti: c'è la delusione, c'è l'amarezza, c'è anche la paura di non poter esprimere liberamente ciò che si prova di fronte a una routine che vuole le persone resistenti e distaccate. E Ozu, perfortuna senza nessunissima considerazione per la coerenza né i dettami delle grammatiche registiche, dissemina questi sentimenti dove vuole: dentro la vasca rimasta vuota e annebbiata di vapore di una pensione termale, sulla punta della canna da pesca del figlio di Ryu Chishu, negli occhi come paralizzati di Saburi Shin che guarda dal corridoio la scena nella stanza d'ospedale di fronte a lui, o tra le valige sul bagagliaio nel vagone di un treno. Una scommessa singolare: basare un film sulla ripetizione, scorciare lo scivolare via del tempo rappresentandolo nella riproposizione sempre uguale e sempre piena di comprensione di gesti quotidiani e per chiunque altro regista insignificanti. There Was A Father è commovente, nel senso che all'improvviso ci si ritrova a piangere, non solo per le vicende dei protagonisti. There Was A Father è però anche un manifesto cinematografico, perché in sordina, tipico modo di fare di Ozu, va contro tante regole del cinema, colpendo lo spettatore nel profondo con un raggiro che è molto più onesto di tutto il ciarpame che il pubblico stesso chiede, da sempre ai film che sceglie di guardare. (Gennaio 2006)

 


paese: Giappone
anno: 1942
regia: Ozu Yasujiro
sceneggiatura: Ikeda Tadao, Yanai Takao, Ozu Yasujiro
attori: Ryu Chishu (Horikawa Shuhei), Sano Shuji (Ryohei), Tsuda Haruhiko (Ryohei da piccolo), Saburi Shin (Kurokawa Yasutaro), Sakamoto Takeshi (Hirata Makoto), Mito Mitsuko (Fumi)

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