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Three Outlaw Samurai (1964)

Sunday, 23 January 2011 16:53 Stefano Locati Film - Giappone
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three_outlaw_samurai_0Jinbei, Gosaku e Yohachi, tre contadini, sono asserragliati in un cadente mulino, dove tengono imprigionata Aya, la figlia del magistrato. Un ronin casualmente di passaggio, Shiba, li scopre, ma non interviene, comprendendo che i tre disperati non vogliono fare del male alla fanciulla, quanto portare agli occhi di tutti le ingiustizie cui sono quotidianamente sottoposti. Il corrotto magistrato, impensierito dalla visita del lord del suo clan, che avverrà entro dieci giorni, sguinzaglia la riluttante guardia del corpo, Kikyo, e un manipolo di prigionieri liberati all'uopo - tra cui anche un disilusso samurai, Sakura - per riavere indietro la figlia e sedare la rivolta. Non ha fatto però i conti con l'onore di Shiba, il senso della giustizia di Kikyo e Sakura e soprattutto l'avidità dei suoi uomini.

L'esordio nel lungometraggio cinematografico di Gosha Hideo, già produttore e regista di diverse serie tv per la Nippon Television a partire dal 1959, è nel segno di una morale nerissima e senza via di fuga. Seguace dei chanbara fin dalla più tenera età, Gosha ne approfitta per portare sullo schermo una parabola spietata e cinica sulla coercizione delle coscienze cui il potere - nella sua forma più opprimente e spietata - costringe gli oppressi. Il mondo selvaggio nel quale inscatola la sua epica non è altro che l'esplicitazione dello scontro rognoso tra la nomenclatura corrotta di palazzo, persa tra intrighi e sotterfugi per nascondere le proprie colpe, e un vivaio di menti deboli preda degli eventi, che tentano una ribellione cui sono impossibilitati a dare seguito. Bilancieri della giustizia, aghi impazziti di equilibri di forza ormai in disfacimento, sono i tre samurai del titolo, unici in grado di impugnare a salde mani il futuro, eppure proprio per questo costretti a scelte difficili, in ultima istanza sovrumane; l'abbandono della persona amata, l'allontanamento dalla legge, infine la morte - simile a un inutile martirio, perché nulla può cambiare. Three Outlaw Samurai (Sanbiki no Samurai in originale) riesce a soggiogare la materia filmica in un riuscito connubio di cinetica violenza e amara riflessione; Gosha Hideo predilige un uso libero della macchina da presa, che svela la storia tramite inquadrature cristalline, necessarie a comunicare il senso di oppressione e indomita speranza impliciti nell'intreccio. Carrellate e punti di vista che permeano la visione di un erotismo decadente (la cattività di Aya, la punizione di Shiba, il rincorrersi di Sakura e Ine), una malia sopita che danza con la morte, nei rari momenti in cui la tensione si libera nel vibrare delle spade.
Del film esiste anche un elegiaco remake hongkonghese, trasognato e meno pessimista, opera di un altro mattatore del genere, Chang Cheh (The Magnificent Trio, 1966).

 


paese: Giappone
anno: 1964
regia: Gosha Hideo
sceneggiatura: Abe Keiichi, Shiba Eizaburo, Gosha Hideo
attori: Tanba Tetsuro (Shiba), Hira Mikijiro (Kikyo Einosuke), Nagato Isamu (Sakura), Kuwano Miyuki (Aya), Kimura Toshie (Ine), Fujiwara Kamatari (Jinbei), Ishiguro Tatsuya, Tatara Jun

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