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Tokyo Marigold (2001)

Sunday, 23 January 2011 17:06 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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tokyo_marigold_0Eriko e il fidanzato (storico?) si lasciano. Succede a tanti. Eriko comincia un lavoro nuovo, e incontra un ragazzo nuovo, Tamura, che si addormenta nei pub invece di socializzare e flirtare (quanto ci vuole poco per attirare una ragazza riservata!). Eriko incontra anche un vecchio amico, senza farci troppo caso, un regista di spot pubblicitari che le fa fare una particina in kimono in una pubblicità che ci mette un sacco di tempo prima di andare in onda. Un tempo durante il quale a Eriko sembra di andare d'accordo con Tamura, che del resto si mostra consenziente, pur avendo una fidanzata ufficiale sempre in viaggio, lontana lontana.

Un tempo riempito affittando un appartamento e facendo finta di stare insieme, per un anno, scoprendo pian piano quello che, pur evidente, a quanto pare sfugge alle ragazze, che finalmente capiscono solo facendosi prima calpestare ben bene: un ragazzo che sta con due ragazze e non sa decidersi, non sa nemmeno parlare di quello che fa, è nella più tollerante delle ipotesi un po' vigliacco e va lasciato alle superficialità del suo poco sentire, e basta.
I sentimenti pieni di vuoti di una ragazza non ancora grande. La confusione imperturbabile di un ragazzo troppo poco in contatto con se stesso per sopportare emozioni che vadano oltre la noia o la gratificazione egocentrica. Tokyo Marigold, seppure meno severo perché meno spartano, è (fin troppo facilmente) molto rohmeriano nel suo voler essere racconto morale in cui apparentemente il ragazzo fa la scelta più giusta e torna sui suoi passi dopo un cedimento, abbandonandosi solo all'ultimo a una disperazione di cui non comprende appieno il significato. Ma a parte oscillare tra la discrezione dello sguardo narrante di Ozu e i rigori flessuosi e conturbanti di Rohmer, il pregio di Ichikawa sta nel fare film di ragazze dall'esatto punto di vista delle ragazze, cogliendo in pieno col suo modo di fare cinema, con le aritmie della colonna sonora, dei carrelli e del montaggio soprattutto (usati nello stesso modo anche in Bu Su e Tsugumi) le variazioni asimmetriche delle loro palpitazioni. Infastidendo, imbarazzando e irritando il pubblico maschile, ma procurando totale immedesimazione in quello femminile. Discutibile allora lo stile di Ichikawa, che non convince tutti, anche se bisognerebbe riconoscergli d'essere un finissimo ritrattista femminile, rincorrendo spesso di film in film un unico tipo: il volto infatti, qui, è quello di Rena Tanaka, però l'essere taciturna e il sottostimarsi di Eriko, a fianco di un comportamento esteriore, se non strafottente, autosufficiente e finto marmoreo, come se niente la scalfisse, come se fosse in grado di sopportare qualsiasi ferita (il momento in cui Tamura, molto distrattamente e molto banalmente, le confessa di avere una ragazza, e lo fa senza nemmeno guardarla in faccia, lasciandola da sola ad annuire e a far finta che vada tutto bene), questo modo di fare è a ben guardare il modo di fare di tante altre eroine di Ichikawa. Questa specie di fedeltà, o di coerenza per la femminilità a vent´anni, va poi riempita di dettagli visivi che insieme facciano il temperamento di un film, e allora Ichikawa dosa degli ingredienti semplici, così semplici che il confine tra la banalità e la delicatezza necessita la collaborazione empatica dello spettatore per poterne apprezzare il gusto (in fondo marigold significa calendula, cioè un fiore, cioè uno dei più scontati oggetti di contemplazione, e un fiore, di per sé, non fa che star lì in attesa di essere guardato): la bellezza sognante di Rena Tanaka, i suoi momenti erratici e solitari per marciapiedi affollati della metropoli, la luce bianca e ferma sprigionata dalla finestra del suo piccolo appartamento che sembra una coltura in serra di una realtà che non può esistere, il discorso diretto attivato dallo spot pubblicitario simpatico e insistito, un discorso tra Eriko, la scoperta della propria bellezza, e lo spettatore, e i graffi della mente che si materializzano nel quotidiano (la vera fidanzata del ragazzo che scrive quanto le piacerebbe cucinare di nuovo con lui, e lui che sta effettivamente cucinando con l'altra...). Basta tutto questo a fare di Tokyo Marigold un film che tocca fragilissime corde di malinconie impalpabili? Per qualcuno sì, basta. E allora questo è quanto. (Giugno 2004)

 


paese: Giappone
anno: 2001
regia: Ichikawa Jun
sceneggiatura: Ichikawa Jun
attori: Tanaka Rena (Eriko), Ozawa Yukyoshi (Tamura), Kiki Kirin (mamma di Eriko)

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