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Tora-san 1: Tora-san, Our Lovable Tramp (1969)

Sunday, 23 January 2011 17:15 Stefano Locati Film - Giappone
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tora_san_1_0Da giovane, cocciuto e intrattabile, Kuruma Torajiro ha un violento alterco con il padre; fugge di casa, diventando un tekiya - venditore ambulante che si sposta di festa in festa per propagandare le sue mercanzie di poco conto. Il tempo passa e Torajiro, che tutti ormai apostrofano come Tora-san, ha sviluppato una parlantina inarrestabile, una faccia tosta non indifferente e la nostalgia per le proprie radici. Durante la stagione dei ciliegi in fiore si decide così a tornare al suo paese natale, ben sapendo che dopo la morte dei genitori e di suo fratello ad accoglierlo troverà solo la sorella, Sakura, e gli zii presso i quali si è stabilita.

Sakura sta per sposarsi, e il giorno seguente dovrebbe avere il colloquio risolutivo con i parenti del promesso sposo. Peccato che ad accompagnarla non sarà lo zio, a letto con i postumi della sbornia per i festeggiamenti, ma lo stesso Tora, che la mette irrimediabilmente in imbarazzo. Torajiro, sicuro di aver compiuto il suo dovere di fratello, esce a far baldoria con l'amico ritrovato Noboru, ma ben presto si rende conto di come sia malgiudicata la sua mentalità semplice. Frustrato nei tentativi familiari, dispiaciuto per il dolore causato, Tora-san sente il bisogno di tornare sulla strada, di nuovo libero...
Di ingenuità virtù. Lineare nella narrazione, semplice nei sentimenti, duttile nella forma - con una regia misurata degli eventi, in cui la macchina da presa si limita ad annotare le flebili sfumature, senza soffocarle sovrastandole: il primo episodio di Tora-san stupisce non tanto per l'esito complessivo - che a uno sguardo critico (o mal disposto) risulta perlomeno datato - quanto piuttosto per la vivacità mutevole con cui descrive il Giappone degli anni '60. Un mondo complesso, disarticolato tra moda, crescita economica, nuovi orizzonti di rivalsa, impulsi di cambiamento, ma sempre ancorato a un sentire tradizionale. In questo contesto Tora-san ha una duplice funzione. Da un lato è un sempliciotto che girovaga senza meta, con spirito libero e una visione innocente-primordiale della vita, senza legami se non quelli che sceglie consapevolmente (o egoisticamente) di mantenere; è inadeguato ai tempi, sorpassato dalle circostanze - prova ne sia il suo irritante non accorgersi di essere costantemente fuori posto. Dall'altro è un quasi-eroe del quotidiano, una di quelle persone disposte a perdere tutto pur di rimediare ai propri errori, che non si arrendono neppure di fronte all'improbabile: un adorabile perdente pronto a umiliarsi per aiutare il prossimo. Yamada Yoji ce lo presenta con un misto di rimprovero e benevolenza che si risolve in una dichiarazione d'amore per la conviviale semplicità del suo agire. Tora-san diventa così la pietra angolare del mutamento, rappresentazione perfetta dell'imperfetta medietà giapponese - tra difetti endemici e tenaci slanci di redenzione. Non è un caso che Tora-san, e con lui Atsumi Kiyoshi, l'attore che gli ha prestato il volto fino alla morte, nel 1995, sia considerato una delle icone popolari giapponesi. La serie (in giapponese Otoko wa Tsurai yo, è doloroso essere un uomo) è infatti con i suoi 48 film in 26 anni una delle più longeve della storia del cinema, ed ha accompagnato almeno tre generazioni di spettatori, tanto da essere conosciuta e apprezzata anche oggi. Merito senza dubbio della personalità di Yamada Yoji - che ha diretto 46 degli episodi, con una media di due all'anno, non trascurando nel frattempo di dedicarsi anche a progetti più personali! - capace di rinnovarsi stabilmente pur mantenendo fede all'identica struttura di fondo.

 


paese: Giappone
anno: 1969
regia: Yamada Yoji
sceneggiatura: Yamada Yoji, Morisaki Azuma
attori: Atsumi Kiyoshi (Kuruma Torajiro), Baisho Chieko (Kuruma Sakura), Mitsumoto Sachiko (Fuyuko), Maeda Gin (Hiroshi), Tsusaka Masaaki (Noboru), Ryu Chishu

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