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Tragedy of Japan (1953)

Sunday, 23 January 2011 17:21 Stefano Locati Film - Giappone
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tragedy_of_japan_0Otto anni dopo la fine dalla guerra, il Giappone è una terra desolata preda dell'instabilità politica, della povertà, dei crimini e di frequenti rivolte. Haruko, una ormai anziana dama di compagnia che lavora da anni nella stessa locanda, vive la sua vita di stenti felice che i suoi figli abbiano buone prospettive per il futuro. Seiichi sta studiando medicina con ottimi risultati, mentre Utako è un buon partito, si guadagna da vivere cucendo vestiti, e parla un inglese fluente - merce di scambio preziosa in una nazione sotto controllo straniero.

L'immagine idilliaca che la madre si è costruita naufraga però dolorosamente quando Seiichi torna inaspettatamente in paese: il ragazzo vuole farsi adottare da una famiglia abbiente, il cui figlio legittimo è morto in guerra. La rivelazione porterà alla luce l'intricato cosmo di egoismi individualisti che hanno retto la vita dei figli...
Pur se meno conosciuto in occidente, Kinoshita Keisuke è uno dei più importanti e prolifici registi giapponesi, all'epoca famoso in patria più di Kurosawa o Mizoguchi. Eclettico per natura, si dedicò con passione ai generi più disparati, sperimentando sempre nuove tecniche. Già dal suo esordio alla regia, nel 1943, ebbe un buon riscontro di pubblico, tanto che nel 1951 lo studio Shochiku gli diede la possibilità di dirigere il primo film a colori giapponese, Carmen Comes Home. Con Tragedy of Japan Kinoshita fa un ritratto elegiaco e disilluso di un paese in ginocchio, riuscendo a coniugare la particolarità del soggetto con l'universalità di quanto narrato. Basterebbero le due intuizioni più evidenti della pellicola per evidenziarne l'importanza. Da un lato l'ibridazione tra finzione, ritagli di giornale e estratti dai cinegiornali dell'epoca, che senza bisogno di ulteriori indugi ricreano l'atmosfera plumbea post-bellica. Dall'altro l'intersecarsi del presente con flashback assolutamente muti, che costringono lo spettatore a perdersi nel livore della miseria, senza possibilità di venire distratti dal sonoro. Procedendo per giustapposizioni, i flashback si fanno narrazione per immagini nella forma più cristallina, istigando l'esplosione del senso d'angoscia: si veda la forza sprigionata dal primo litigio isterico tra Haruko e Seiichi, sottolineata da un salto all'indietro in cui - nel silenzio più totale - si vede un gruppo di contadini, tra cui Haruko, sfuggire a una retata della polizia. Ma non è solo questa maestria tecnica - ampliata peraltro dalla ricerca estetica, come sottolineato dalle languide inquadrature fisse e dagli essenziali movimenti di macchina - a elevare Tragedy of Japan nell'empireo dei capolavori senza tempo: è la coerenza di un soggetto semplice, eppure spietato, che Kinoshita non ha paura di approfondire, nonostante la scomodità delle conclusioni. In un'epoca di transizione, quale legame è possibile, tra passato e futuro, se ci si ritrova persi nella cieca individualità? Un'implosione che non è solo familiare, ma mina le basi dell'intera società umana.

 


paese: Giappone
anno: 1953
regia: Kinoshita Keisuke
sceneggiatura: Kinoshita Keisuke
attori: Mochizuki Yuko (Inoue Haruko), Katsuragi Yoko (Inoue Utako), Taura Masami (Inoue Seiichi), Awaji Keiko, Sada Keiji, Uheara Ken, Takasugi Sanae

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