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Turn (2000)

Sunday, 23 January 2011 17:30 Valentina Verrocchio Film - Giappone
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turn_0Maki è un'artista sensibile, vagamente insoddisfatta, preda di quel languore a metà fra scontento e frustrazione in cui chiunque potrebbe facilmente immedesimarsi; Maki un bel giorno, mentre le cose sembrano girare per il meglio, svolta l'angolo sbagliato e incontra un camion che... non le cambierà la vita, ma gliela cristallizzerà 'soltanto', nel ripetersi all'infinito di un'unica giornata. Ed ecco allora un Giappone svuotato di tutto il suo caos e di tutta la sua sovraffollata popolazione, ecco uno strano silenzio, il fruscio delle piante, l'indugiare sui particolari, tra disperazione, riflessioni e rimpianti e, ovviamente, speranze. Finché ad un tratto, il telefono...

Difficile immaginare come di questi tempi possa essere apprezzato un film in cui il telefono non fa mai paura ma, al contrario, rimette le persone al mondo. Turn è una pellicola fin troppo classica, con nulla di nuovo né da dire né da mostrare. Si avvale però di due ottimi elementi, ossia la regia misurata, quasi invisibile, di Hirayama Hideyuki (e questo suo essere sobrio, tradizional-lineare, può non piacere, ma è una relativa rarità nel panorama contemporaneo), e la presenza staticamente carismatica della superstar Makise Riho, sicuramente efficace nei panni di una specie di eroina da romanzo di Banana Yoshimoto, sempre fiduciosa, sempre stupita, sempre così manieristicamente e stucchevolmente dentro il suo ruolo, tanto da risultare teatrale nella manifestazione di una limpidezza interiore che traspare bene, sì, ma è un po' inflessibile (e a voler essere buoni ci si ricorda vagamente della Hara Setsuko sempre sorridente di Ozu; a voler essere imparziali si pensa solo ad una recitazione un po' marmorea, striata di espressioni ma leggiadramente immobile).
Il procedere lieve e ingenuo, sentimental-piatto di Turn viene comunque tenuto sotto controllo costantemente da una splendida fotografia, senza crollare mai in eccessi melensi, scusando il finale e prendendo per buona l'ipotesi che Hirayama Hideyuki, nei suoi divertissement (A laughing frog) come nelle pellicole più pretenziose (Out) si confermi un ottimo regista di attrici (e a proposito vale la pena di citare anche l'intensità di Baisho Mitsuko, nei panni della mamma di Maki), ma un mediocre orchestratore di finali.
Eppure Turn può colpire. A patto di sapersi lasciar andare e riconoscersi nella solitudine di alcuni momenti di crescita e cambiamento della vita, e a patto di voler ammettere la possibilità che pellicole fantasentimentali come questa abbiano il potere di spruzzarci nell'animo una punta minuscola di malinconia, quel tanto che basta per commuoversi quando una lei a un lui si mettono a fare cose insulse a distanza, nell'illusione di essere un po' più vicini. Per i cuori teneri, o indeboliti e perciò (quasi) voyeuristicamente attratti degli estetismi del vuoto a rendere.

 


paese: Giappone
anno: 2000
regia: Hirayama Hideyuki
sceneggiatura: Murakami Osamu
attori: Makise Riho (Maki), Baisho Mitsuko (madre di Maki), Nakamura Kantaro, Kitamura KazukiMakise Riho (Maki), Baisho Mitsuko (madre di Maki), Nakamura Kantaro, Kitamura Kazuki

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