Scabbard Samurai / Saya Zamurai (2011)

saya_zamurai_0Kanjuro è un rōnin errabondo rimasto senza spada, di cui mantiene il solo fodero. Vaga senza meta insieme alla piccola figlia Tae, un po’ come Itto Ogami/Lone Wolf - anche se la bambina non è più in carrozzina. Ricercato per diserzione da un clan, viene catturato e sottoposto a una singolare pena detta “Impresa dei trenta giorni”. Consiste nel cercare di far tornare il sorriso al figlio del signore feudale, triste per la perdita della madre: ha a disposizione un tentativo al giorno per un massimo di trenta e, in caso di fallimento, la pena è il seppuku.

Matsumoto, dopo la parodia del genere tokusatsu, fatta in Big Man Japan (2007), torna a giocare con i miti giapponesi. Stavolta la dissacrazione riguarda i samurai e il cinema di samurai, finanche quello crepuscolare sulla loro decadenza, con tutti i rituali del caso, come il seppuku. Basta vedere la figura del protagonista, un antieroe maldestro costretto nel ruolo di giullare, cui assegna il volto sgraziato di Nomi Takaaki. Non si tratta di un attore professionista, in realtà è un uomo di mezza età disoccupato, scoperto dal regista per il suo programma televisivo significativamente intitolato Working Middle-aged Men Theatre, dove vengono prese persone dalla strada per fargli fare la cose più folli. E il film ripercorre lo schema di quegli show nipponici che sembrano dei sadici Giochi senza frontiere, come quello di Kitano, Takeshi's Castle, che in Italia venne proposto in Mai dire Banzai. Ogni volta una prova sempre più difficile e strampalata per il protagonista, nel tentativo di architettare una gag, da cartoon, che smuova il volto impassibile del figlio del signore feudale che non abbozza il minimo sorriso nemmeno quando Kanjuro ripropone una famosa scena di Woody Allen, facendosi sparare da un cannone come in Amore e guerra (1975). È la metafora dello spettatore sempre più esigente e difficile da far ridere per un comico?
Il film appare decisamente schematico, esaurendosi nella formula della reiterazione di sketch. Ma questo non ha comunque una connotazione negativa. Matsumoto realizza un’altra opera fatta di comicità iperbolica e surreale, puntando sempre a sbalordire. Saya Zamurai oltre a far ridere riesce anche, nel contempo, a far piangere. E alla fine, pur in un contesto grottesco, emergerà il ninjo dei personaggi, quel concetto che nell’etica samuraica sta a indicare i sentimenti umani, la commozione e la compassione. Anche senza la katana, un samurai può mantenere la sua dignità.


paese: Giappone
anno: 2011
regia: Matsumoto Hitoshi
sceneggiatura: Matsumoto Hitoshi
attori: Nomi Takaaki, Kumada Sea, Itao Itsuji, Emoto Tokio, Ryo, Rolly, Takehara Kazuo, Kunimura Jun