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Go Go Second Time Virgin / Su su per la seconda volta vergine (1969)

Thursday, 01 September 2011 02:09 Emanuele Sacchi Film - Giappone
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go_go_second_time_virgin_0Poppo subisce uno stupro di gruppo sul tetto di un palazzo, sotto gli occhi dell'imbelle Tsukio. Anch'egli ha subito un trauma analogo e, dalla condivisione del proprio malessere, tra i due nasce un'intesa che assomiglia a una relazione. Tutto ciò che Poppo desidera, però, è morire, ma Tsukio si rifiuta di ucciderla senza motivo.

Come è tipico del primo Wakamatsu, gli schemi sono quelli dei pinku eiga, in termini di durata e di moderata esposizione di nudità femminili, ma i contenuti escono da qualsiasi steccato o stereotipo legato al genere. Pochi giorni di lavorazione e un budget all’osso raramente hanno prodotto qualcosa di memorabile al livello di Su su, per la seconda volta vergine, il film-manifesto del primo Wakamatsu, in cui il regista condensa, in un'ora abbondante di disagio palpabile, il sottile mix di esistenzialismo avant e fascinazione per le tematiche di sesso brutale e violenza efferata. L'amore è lontano mille miglia, un miraggio che per un attimo sembra concretizzarsi negli sguardi dei due protagonisti, martiri e carnefici, emblema dell'impossibilità di un rapporto tra i sessi che sia paritario e basato sulla reciproca soddisfazione. Rabbia e nichilismo che esplodono in sete di vendetta di fronte alla bestialità del (resto del)l'umanità, preda di un istinto sessuale insaziabile e perverso tanto nelle giovani generazioni (i teppisti tossici che si aggirano per il condominio in cui il film è ambientato) che nelle precedenti (gli scambisti bestiali che abusano di Tsukio). Violenza chiama violenza in un anno zero post-apocalittico che in fondo poco ha a che fare con la sua epoca di speranze (il '68 appena trascorso), mentre molto strettamente si lega al dna post-atomico giapponese o al declino amaro dell’utopia hippie: tutt'altro che casuale, in questo senso, il legame con il lato più oscuro evidenziato dall'apparizione sulfurea di Roman Polanski e Sharon Tate tra le pagine di un manga.
Non è un'esagerazione definire il primo Wakamatsu Koji – e in particolare Su su, per la seconda volta vergine – come il precursore dei Noriko's Dinner Table o dei This World of Ours che portano all'estremo il messaggio nichilista nel fosco terzo millennio del Sol Levante. Al resto ci pensano musiche suggestive, tra tradizione jazz e coraggioso sperimentalismo, e l'uso del contrasto tra bianco e nero e colore, esasperazione visiva della voglia di morte di Poppo e del sangue come sola traccia di vita (che se ne va) tra corpi e anime vuoti, consegnati alla morte. Fulminea comparsata per un giovanissimo Kitano Takeshi.


paese: Giappone
anno: 1969
regia: Wakamatsu Koji
sceneggiatura: Adachi Masao, Deguchi Izuru, Kimizu Kazuo
attori: Kozakura Mimi (Poppo), Akiyama Michio (Tsukio)

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