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Birthright (2010)

Sunday, 11 September 2011 13:32 Stefano Locati Film - Giappone
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birthright_0Una premessa lineare e semplice approfondita fino alle sue radici più oscure. Hashimoto Naoki, al suo esordio nel lungometraggio dopo un dittico di mediometraggi e un pugno di pellicole prodotte con la sua Wilco Co., tra cui Tony Takitani (2005) e Turtles Swim Faster Than Expected (2005), si addentra nelle pulsioni sopite dei legami familiari. Chiarito il contesto, abbandona la volontà narrativa e si immerge in un coacervo di splendente minimalismo del dolore, in cui la tensione è data dalla lenta reiterazione dei meccanismi di sopraffazione ed espiazione.

Mika, una giovane silenziosa e inquietante, osserva di nascosto la tranquilla monotonia quotidiana di una famiglia come tante - composta da madre, padre e figlia adolescente. Un giorno si traveste da studentessa, avvicina la figlia, Ayano, e con il pretesto di fare da intermediaria per un appuntamento con un suo coetaneo, la rapisce, rinchiudendosi insieme a lei in un magazzino abbandonato. Ayano cerca in tutti i modi di liberarsi, o almeno di capire le ragioni della reclusione, ma Mika rimane pervicacemente in silenzio. Almeno fino a quando non intercetta una telefonata della madre sul cellulare della ragazza...
Hashimoto rifiuta consapevolmente qualsiasi complessità narrativa e rimane ancorato allo spoglio soggetto, senza aggiungere orpelli o colpi di scena. La tensione montante che crea un rapimento apparentemente casuale non è quindi data da un approfondimento delle psicologie o dei retroscena dei personaggi, ma dalla radicalità della messa in scena, con l'assenza quasi totale di dialoghi, le inquadrature divorate dall'oscurità, la riproposizione di eventi insignificanti a lacerare il rapporto tra carceriere e prigioniero. La risoluzione - annunciata già dal titolo originale giapponese, Saitai ("cordone ombelicale") - non ha allora lo scopo di sorprendere, ma di approfondire gli squarci, in una scena finale che colpisce in tutta la sua forza simbolica. Inconscio psicanalitico e revanscismo animale si confondono in un oggetto cristallino e al contempo indecifrabile, che richiede uno sforzo di immersione da parte dello spettatore, senza sconti o scorciatoie. Birthright, che superficialmente può sembrare un cortometraggio ingigantito a lungometraggio, è in realtà un'opera stratificata, disperata, sincera nella sua implacabile assenza di spiragli, verso un annichilimento che ha il sapore del martirio disperato.


paese: Giappone
anno: 2010
regia: Hashimoto Naoki
sceneggiatura: Hashimoto Naoki
attori: Oho Sayoko (Mika), Yagyu Miyu (Takeda Ayano), Takizawa Ryoko (Takeda Naoko), Masuki Ako, Fujima Miho, Sakuma Hiroshi

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