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Himizu (2011)

Tuesday, 04 October 2011 09:29 Emanuele Sacchi Film - Giappone
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himizu_0Giappone, dalle parti di Fukushima. Vessato da un padre crudele, violento verbalmente e fisicamente, e da una madre assente, Sumida sogna la normalità dell'uomo comune. Chazawa invece sogna Sumida, difficile oggetto d'amore che richiede di essere domato oltre che catturato.

Ormai lo si attende al varco a ogni film, Sono Sion, talento debordante e incontenibile (in perfetto stile nipponico): per studiare l'evoluzione di un cinema che ha basato le sue pagine fondamentali sullo stupore, sull'effetto shock, per vedere sin dove si potrà spingere nell’analisi del malessere giovanile (come punto di vista privilegiato per scrutare in un malessere ben più grande). Di fronte alla tragedia di Fukushima è come se Sono sentisse di non potersi esimere dal fare sua questa ennesima tragedia abbattutasi sul popolo giapponese. Desertificazione di uomini e cose, tabula rasa da cui ripartire per raddrizzare arbusti altrimenti destinati a incurvarsi.
Al centro (ancora) famiglie disfunzionali e teenager in difficoltà, squassati da istinti autodistruttivi, in cerca di un senso dell’esistenza; reietti anche per i parenti più prossimi. Lontano anni luce dall’esplorazione occidentale di ambiti similari (Solondz, Clark, Korine), Sono non rinuncia alla propria cifra stilistica a base di sensazioni forti (tocca a Mozart stavolta menare le danze, anziché al Ludovico Van). Dopo i figli che rifiutano i genitori di Noriko’s Dinner Table sono questi ultimi a gettare via la propria prole con la ferocia di Crono. Frutto dell'adattamento molto libero del manga di Furuya Minoru e ulteriormente contaminato narrativamente dal disastro della centrale atomica (che porta Sono Sion a riscrivere parti dello script), Himizu - ovvero “la talpa”, come spiega una scena del film - (ri)propone una galleria di mostruose maschere sociali – yakuza, pervertiti, killer, emarginati di vario genere costantemente attraversati da istinti malvagi – suscitando nello spettatore tanto un disdicevole riso (specie nelle sequenze più caricaturali) che un profondo sgomento per la sfiducia palpabile verso il genere umano. L'assenza di eroi e della necessità di (ricorrere a) essi è resa evidente dalle ambizioni del protagonista Sumida, che non anela a nient'altro che alla “normalità” (così semplice e così irraggiungibile) prima del punto di rottura che lo porterà a inseguire l'esatto opposto, l'a-normalità di un vano quanto infruttuoso eroismo. L'amore ostinato (e ostinatamente subalterno) di Chazawa, vera forza motrice di Himizu, resta la sola fioca speranza di salvezza per la coppia di ragazzi, sin troppo facilmente accostabili allo spirito di una nazione che ciclicamente è sottoposta a prove durissime, come se queste fossero necessarie per il suo peculiare ciclo evolutivo. Solo il Giappone è in grado di sopportare ciò che sopporta il Giappone e, complice forse un oscuro disegno, solo il Giappone è costretto a sopportarlo.


paese: Giappone
anno: 2011
regia: Sono Shion
sceneggiatura: Sono Shion
attori: Sometani Shota, Nikaido Fumi, Watanabe Tetsu, Fukikoshi Mitsuru

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