404 Not Found

Not Found

The requested URL /track was not found on this server.

You are here:   Home Film Giappone Tormented / Rabbit Horror 3D (2011)

Tormented / Rabbit Horror 3D (2011)

Thursday, 13 October 2011 20:30 Luca Della Casa Film - Giappone
Print

tormented_0Unico lungometraggio stereoscopico in programma alla 68a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Tormented /Rabbit Horror 3D (Rabitto horaa 3D) è il seguito ideale del precedente film di Shimizu Takashi, The Shock Labyrinth, presentato due anni fa come primo film giapponese in 3D. Shimizu non è un nome nuovo per il festival: la sua prima partecipazione è avvenuta nel 2004 all'epoca di Marebito, proprio per volere del direttore Marco Müller che ne aveva fatto una delle grandi rivelazioni del cinema giapponese.

In realtà a discapito di quel film, horror antropologico mai del tutto compreso, Shimizu è entrato nell'immaginario collettivo come l'artefice della saga psycho-horror più inquietante degli ultimi dieci anni: The Grudge (Ju-on), composta da versioni home-video, cinematografiche, sequel e auto-remake hollywoodiani. L'originalità di Shimizu sta probabilmente proprio nella capacità di replicare se stesso all'infinito, in continue variabili narrative. Anche Tormented sembra rientrare nel progetto metodico del regista, che ha ripreso intere sequenze da The Shock Labyrinth rimodellandole in un nuovo contesto narrativo, quello di un padre e della figlia rimasta muta dopo uno shock infantile, tormentati dai fantasmi dei loro ricordi famigliari. Se il canovaccio richiama palesemente il filone degli spiriti vendicativi e dei kaidan, il film si gioca tutto sul rapporto tra realtà e fantasia, presente e passato, visioni e ricordi. Non a caso il climax si ha in una sequenza emblematica, ambientata in una sala cinematografica, dove la protagonista e il fratellino assistono alla visione stereoscopica di The Shock Labyrinth: lo schermo fittizio si fonde con lo schermo reale, da cui emerge verso lo spettatore un coniglio di peluche, preso al volo dai personaggi. Da questo momento in poi le percezioni della giovane protagonista si mischiano con quelle dello spettatore, in una confusione sensoriale per niente banale. Shimizu gioca con la reiterazione della materia narrativa, ma lo fa con lucida riflessione teorica, coadiuvato dal punto di vista tecnico dal direttore della fotografia Christopher Doyle, qui alla sua prima esperienza con il 3D. Il gioco di luci flou e l'elaborazione dei colori tipici di Doyle si uniscono a un uso massivo dell'effetto stereoscopico, tanto da non lasciare un singolo fotogramma di riposo per gli occhi, continuamente sollecitati da oggetti in primo piano e moltiplicazione della profondità di campo. L'impressione è che sia stato raggiunto forse per la prima volta il vero 3D, non senza qualche dubbio sulla sostenibilità fisica dell'operazione. Il che fa riflettere sul fatto che a spingersi tanto in là non siano stati gli americani, bensì i giapponesi, sempre più vicini a una “visione estrema” intrinsecamente masochistica.


paese: Giappone
anno: 2011
regia: Shimizu Takashi
sceneggiatura: Hayashi Shotaro, Hosaka Daisuke, Shimizu Takashi
attori: Mitsushima Hikari, Kagawa Teruyuki, Shibuya Takeru, Ogawa Tamaki, Omori Nao



Dim lights Embed Embed this video on your site

sitemap

Add comment

Effettuando il login si hanno più opzioni e non è necessario inserire il captcha a ogni messaggio.
Sono vietati messaggi discriminatori, offese o insulti, spam di qualsiasi tipo, incitamento alla pirateria informatica. I commenti che non rispettano queste semplici regole saranno eliminati senza preavviso dalla redazione.

Security code
Refresh

Share on facebook