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Space Battleship Yamato (2010)

Sunday, 23 October 2011 15:25 Stefano Locati Film - Giappone
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space_battleship_yamato_0Yamazaki Takashi, forte del successo del franchising nostalgico Always - Sunset on Third Street, iniziato nel 2005 e con un terzo episodio in arrivo nel 2012, affonda il suo passato, anche di appassionato di effetti visivi, nella fantascienza, prima con Juvenile (2000), poi soprattutto con il derivativo Returner (2002). La trasposizione del conosciuto manga di Matsumoto Leiji, già tradotto più volte in animazione (tre serie tv tra 1974 e 1981, sei lungometraggi, l'ultimo dei quali distribuito nel 2009), è una sorta di coronamento della carriera, per un blockbuster ad alto contenuto d'effetti speciali che ha ormai il sapore di un simbolo culturale. Il risultato è altalenante, incatenato a una marcata e reiterata retorica del sacrificio non supportata da storia e personaggi sufficientemente elaborati.

Il film dal vivo, su sceneggiatura di Sato Shimako, la regista di Wizard of Darkness/Eko Eko Azaraku (1995) e di K-20: Legend of the Mask (2008), segue con qualche adattamento le vicende della prima stagione televisiva: nel 2199 gli extraterrestri Gamilon, asserragliati nei pressi del pianeta Marte, attaccano la Terra con bombe devastanti. Il pianeta è ridotto a un deserto radiottivo e l'umanità è costretta a rifugiarsi nel sottosuolo. Dopo un infruttuoso tentativo di controffensiva, che decima le navi della Earth Defense Force, l'ultima speranza prima dell'estinzione è che la gloriosa nave spaziale Yamato raggiunga il lontano pianeta Iskandor, dove un messaggio interstellare porterebbe a pensare risieda un dispositivo in grado di riassorbire la radiottività.
Space Battleship Yamato concede il giusto tempo alla costruzione e sedimentazione del senso del meraviglioso: la battaglia disastrosa contro i gamilani, alcune sequenze che mostrano i paesaggi devastati della Terra, la disperazione per una situazione senza uscita, la speranza rappresentata dal simbolo della corazzata Yamato (la più grande nave da battaglia mai costruita durante la seconda guerra mondiale, col tempo assurta a simbolo stesso dello spirito giapponese). Anche l'apparato visivo concede sequenze spettacolari, pur se largamente debitrici al reimagining della serie tv Battlestar Galactica (2004). L'ingranaggio però si inceppa una volta iniziato il viaggio della corazzata nelle profondità siderali dello spazio, ricalcando le statiche dinamiche di un qualsiasi episodio di Star Trek, con le interazioni tra ufficiali sulla plancia di comando in conflitti interiori e morali troppo spesso urlati e spinti a un disarticolato parossismo. Un peccato, perché per il resto lo sforzo produttivo è evidente e compatto, pare sia mancato solo più coraggio nell'asciugare la storia, discostandosi magari maggiormente dalla trama originale, senza timore di adirare i fan. Una produzione imponente, anche considerate le sue due ore e venti, che non sfigura di fronte agli equivalenti hollywoodiani, ma a cui manca un'anima viva e pulsante.


paese: Giappone
anno: 2010
regia: Yamazaki Takashi
sceneggiatura: Sato Shimako, Nishizaki Yoshinobu
attori: Kimura Takuya (Kodai Susumu), Kuroki Meisa (Mori Yuki), Yanagiba Toshiro (Sanada Shiro), Ogata Naoto (Shima Daisuke), Ikeuchi Hiroyuki (Saito Hajime), Maiko (Aihara), Takashima Reiko (dott.sa Sado), Nishida Toshiyuki (Tokugawa Hikozaemon), Yashiba Toshihiro (Nanbu Yasuo), Namioka Kazuki (Kato Saburo), Tsutsumi Shinichi (Kodai Mamoru)



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