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Doppelganger (2003)

Tuesday, 15 November 2011 16:10 Giuseppe Sedia Film - Giappone
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doppelganger_0Da dove la scelta di girare un rapido uno-due di commedie in un solo anno? Forse l’euforia per l’utilizzo del digitale datata 2003. Il Kurosawa Kiyoshi della combinazione Bright Future e di Doppelganger resta autore riconoscibilissimo, per stile e tempra. Troppo poco allora per parlare di svolta nella sua carriera. Eppure, il fatto che l’adozione del digitale in alta risoluzione coincida con il tentativo di scegliere un registro diverso non può essere un puro caso. La definizione di “film che presentano alcune situazioni da commedia”, impiegata dallo stesso regista durante l'intervista, è forse allora più adatta a spiegare il suo cinema digitale del riscatto morale. Nonostante l’epilogo rassicurante di Doppelganger, il riso si fa amaro a contatto con l’orrore e il dramma. La mescolanza di generi favorisce l’iniziativa di Yakusho Koji, qui alla sua più istrionica interpretazione in un film dell’amico-regista.

Il riscatto riguarda in questo caso lo scienziato Hayasaki, che decide di portare avanti da solo la costruzione di una raffinata carrozzina per disabili dotata di arti telescopici: un progetto nobile, ma anche un grottesco dispositivo chapliniano che ricorda la macchina da nutrizione di Tempi moderni (1936) con una sigaretta sostituita al cibo.
Dopo i riferimenti al mesmerismo di Cure (1997), Kurosawa mostra ancora una volta la sua fascinazione per l’esoterismo di matrice europea, combinando il tema faustiano con quello del doppelgänger rappresentato dal doppio malvagio di Hayasaki. All’impiego della controfigura, il cineasta nipponico preferisce split-screen e montaggio alternato per costruire le sequenze che vedono la presenza in contemporanea di Hayasaki e della sua versione cattiva. In questa sede lo split-screen è utilizzato in modo più audace rispetto a Bright Future. Ed è anche attraverso la gestione grafica del filmico che Kurosawa marca il proprio territorio di autore. Le tre porzioni dello schermo di grandezza diseguale sono segnate da uno spesso bordo nero, quasi a sottolineare la distanza morale e simbolica tra Hayasaki e il suo doppio.
La liquidazione finale del robot-carrozzina da parte del suo stesso inventore assume forse anche un valore simbolico. Gettando in un burrone l’automa con il suo carico inutile di viti e fili, il regista sembra lasciarsi alle spalle l’immaginario degli anni ottanta con il quale sembra cresciuto. E nel sorprendente Tokyo Sonata (2008) l’estetica low-tech non sarà presente neanche sotto forma di un spettro.


paese: Giappone
anno: 2003
regia: Kurosawa Kiyoshi
sceneggiatura: Kurosawa Kiyoshi, Furusawa Ken
attori: Yakusho Koji (Hayasaki Michio), Nagasaku Hiromi (Nagai Yuka), Santamaria Yusuke (Kimishima), Toda Masahiro (Aoki), Sato Hitomi (Takano), Emoto Akira

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