Damn Life (2011)

damn_life_0Un esordio indipendente a basso costo diretto e non rifinito nella sua cruda urgenza, diffuso sotto l'egida del Pia Film Festival, da decenni fucina del nuovo cinema giapponese, che ha premiato l'opera con il Grand Prix. Oltre a dirigere, Kitagawa Hitoshi scrive, fotografa e monta una storia tra il thriller, la commedia e il grottesco su incomunicabilità, umano istinto di prevaricazione sui più deboli, solitudine e miseria. Con prevalenza di long take a macchina fissa e la sostanziale invarianza della location (i pressi di una diga dai contorni sfocati), Damn Life cerca di scavare sotto la patina di inconcludenza e bassezze di un gruppo di operai non specializzati che, nel ciclo di incomprensioni che li vede coinvolti, si trasformano da carnefici a vittime.

Kotani è un ragazzo all'apparenza come tanti, che in realtà nasconde un'ombra risalente all'infanzia, quando ha visto morire il fratello, annegato nel fiume perché lui non ha obbedito alla madre. Da allora Kotani ha giurato di fare sempre quello che gli viene detto, a qualsiasi costo. Quando si isola in una struttura fatiscente insieme a degli operai, per completare dei lavori di ristrutturazione non meglio specificati, la sua diversità attira le attenzioni degli altri, che lo prendono di mira, sfruttando la sua apparente ingenuità, e la conclamata inutilità professionale, per divertimento personale. Fino a quando i rapporti, sempre più violenti, non si incrinano irreversibilmente.
Kitagawa prende un gruppo ristretto e isolato di persone a metafora della società, descritta come un concentrato di violenza repressa e sotterranea, un gioco di forze che si autoalimenta fino a confondere i piani del convivere civile. La messa in scena senza compromessi o filtri - illuminazioni instabili, colori poco contrastati, qualità dell'immagine quasi granulosa - contribuisce al senso di sfuggente incompletezza emotiva. I protagonisti sembrano in effetti monadi conchiuse: lo è Kotani, ingenuo fino all'insensibilità, lo è l'unica ragazza del gruppo, che compare solo per preparare la cena, lo è il "capo", irresponsabile e disinteressato, lo sono gli altri operai, persi in un gioco di soddisfazione personale che vuole conservare le apparenze di civiltà nonostante l'evidenza. Il ritratto risulta straniante, ma l'ostentazione del meccanismo prevaricatorio nei confronti di un protagonista sempre sopra le righe, mai completamente delineato a parte il bozzetto iniziale, non riesce a far progredire la narrazione oltre le premesse, impantanandosi in una risoluzione di genere stile "rape & revenge" che rimane programmaticamente scollegata dal corpo del film. Anche le evidenti esagerazioni, nonostante il clima di ambiguo umorismo nero, non fanno che esasperare i concetti, senza però riuscire ad approfondire sotto la superficie.


paese: Giappone
anno: 2011
regia: Kitagawa Hitoshi
sceneggiatura: Kitagawa Hitoshi
attori: Kasatsugu Keita, Sugawara Keiko, Yonemoto Shintaro, Ono Takahiro, Takei Tetsuro