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Ultimi aggiornamenti

Aftershock (2010)

aftershock_0Sul catalogo del Far East Film Festival 13 si riporta in merito a Feng Xiaogang: "Da alcuni definito lo Steven Spielberg cinese". Ammesso e per nulla concesso che questi alcuni esistano, è tempo che si risponda di certe affermazioni e si abbia il coraggio di fare un passo avanti. In ormai quasi vent'anni di carriera Xiaogang ha attraversato tutti i generi (commedia, melò, guerra), ma dove l'inarrestabile curiosità di un Bong Joon-ho lo ha portato a superare i generi stessi e utilizzarli per arricchire una poetica coerente di nuove e gustose sfaccettature, il fil rouge di Feng è quello dell'astuzia dell'uomo (per nulla dzigavertoviano) dietro la macchina da presa che si serve della tecnica e delle emozioni per rafforzare il proprio potere. Il cinema cinese, specie a livello industriale, è in piena ascesa, sorretto da produzioni sempre più ambiziose e Xiaogang è in prima linea nell'establishment, quasi un vice-Zhang Yimou - di cui ripropone solo i lati più deteriori, narcisismo e opportunismo - pronto a subentrargli al primo passo falso (operazione semplice nel mondo felice della Cina continentale, visto che è sufficiente dedicare un film ai paradossi temporali per divenire persona non grata).

 

Yellow Sea, The (2010)

yellow_sea_0Dopo il successo di The Chaser, sia di critica che soprattutto di pubblico, Na Hong-jin torna con un thriller claustrofobico e meticcio che si inabissa in una spirale di violenza opprimente, da cui non esiste speranza di fuga. La sua seconda prova nel lungometraggio è anche il primo film coreano a ricevere investimenti diretti da una major hollywoodiana, Fox International Productions, rimasta impressionata dal suo esordio del 2008, tanto da aver già opzionato il regista in caso di un remake in lingua inglese. Presentato nella sezione Un Certain Regard del festival di Cannes 2011, The Yellow Sea, precedentemente noto come The Murderer, è una riflessione pessimistica sul degrado e la gelosia come meccanismi scatenanti di conflitti di sangue sempre più assurdi: i suoi protagonisti sono migranti senza diritti, spinti verso la criminalità dalla necessità di sopravvivere e dalla furia delle emozioni.

 

Guilty of Romance (2011)

guilty_of_romance_0Nel consueto assalto iconoclasta ai sensi e ai generi cinematografici, l'ultima fatica di Sono Shion, presentata come proiezione speciale alla Quinzaine des réalisateurs del festival di Cannes nella versione da 143' rispetto alla più corta versione internazionale, affonda nell'universo femminile tra ingenuità, sottomissione, romanticismo, (tanto) sesso e contestuale (agognata o presunta) liberazione. Con abbondanti ammiccamenti e morbosità che richiamano i pinku eiga, ma una costruzione concentrica che sfiora il paranoide nell'esaminare i risvolti nascosti della società giapponese, ne emerge un film squilibrato, sempre in bilico tra seria analisi degli istinti repressi e smaccato divertissement autoconsapevole, ma anche generoso nel gettarsi a capofitto in un messaggio ambiguo e deragliato (la ricerca di sé stessi nella perdizione, possibile solo nella contemporanea distruzione delle proprie certezze).

 

Tatsumi (Singapore, 2011)

tatsumi_0Eric Khoo, l’eclettico regista di Singapore, anche autore di strisce a fumetti, incontra il mondo del grande mangaka Tatsumi Yoshihiro, l’inventore negli anni ’50 del genere gekiga, i comics per adulti. Avanti con i tempi e incompreso, il disegnatore giapponese poteva vantare pochi sostenitori, in primis lo scrittore Mishima Yukio. È la prima volta che l’opera del Maestro viene portata su grande schermo in un film d’animazione, risultato di lunghi colloqui con il regista.

 

Arirang (2011)

arirang_0Che il cinema di Kim Ki-duk stesse scivolando verso un pericoloso manierismo era evidente. I pochi che ancora lo sostenevano dovranno prendere atto che è lo stesso regista ad ammetterlo in quello che è il suo . Arirang, presentato nella sezione Un Certain Regard di Cannes 2011, è un momento autoriflessivo dopo una carriera che lo ha portato a dirigere 15 film in 13 anni. Un’operazione in cui Kim Ki-duk è regista, attore, montatore, sceneggiatore, direttore della fotografia, produttore e tecnico del suono. Concepito dopo una fase di stasi a seguito di un episodio avvenuto durante la lavorazione di Dreams, un incidente in cui un’attrice ha rischiato la vita, Arirang prende il titolo da una canzone tradizionale coreana, un lamento doloroso qui cantato dallo stesso regista.

 

DA MAISON IKKOKU A NANA (2011)

da_maison_ikkoku_a_nanaIl volume parte da due serie animate realizzate in periodi differenti, gli anni '80 e l'inizio del nuovo millennio, per raccontare i mutamenti sociali e culturali intercorsi in Giappone in un così breve lasso di tempo. L'analisi di questi due cartoni animati, scelti come emblematici e rappresentativi delle rispettive epoche, non è dunque critica, ma principalmente sociologica. Si tratta di un punto di partenza fecondo, come precisa nella prefazione Gianluca Di Fratta, ancora poco sfruttato in Italia, che si serve dell'immaginario popolare (in questo caso l'animazione) come traccia per seguire le derive culturali.

 

Swordsmen / Wu Xia (2011)

swordsmen_01917: in un piccolo villaggio della provincia dello Yunnan la vita scorre felicemente, grazie all’operosità dei suoi abitanti. Tra questi Liu (Donnie Yen) è sereno padre di famiglia che conduce una prosperosa attività artigianale nella produzione di carta. Ma le mosche ronzano ovunque e un orecchio mozzato, di lynchiana memoria, fa subito capire che dietro le apparenze si cela qualcosa di torbido. Liu senza batter ciglio sgomina due pericolosi delinquenti e li uccide. Come può un modesto artigiano come lui avere compiuto una simile impresa? Chi si cela dietro Liu? Ha degli scheletri nascosti nel suo armadio laccato? Per fare chiarezza sull’episodio arriva un investigatore (Takeshi Kaneshiro), inviato dalle autorità centrali.

 

Harakiri: Death of a Samurai / Ichimei (2011)

ichimei_0Ancora un jidaigeki nella filmografia di Miike, a seguire 13 Assassins (2010), e ancora un remake, questa volta dal classico di Kobayashi Masaki del 1962, che Miike ripropone fedelmente. E, per la prima volta nella sua sterminata filmografia, utilizzando il 3D. Anche se Miike definisce incidentale l’accostamento con il film dell’anno scorso, tra di essi ci sono una serie di analogie e specularità. Entrambi sono ambientati in epoca Edo, ma se il film precedente è collocabile alla fine di tale epoca, tipico film di samurai al tramonto, Harakiri: Death of a Samurai/Ichimei è invece situato all’inizio: si svolge infatti quindici anni dopo la battaglia di Sekigahara, che riunificò il paese e diede inizio a quel lungo periodo di pace.

 

Hanezu (2011)

hanezu_0Il Giappone di campagna, un mondo lontano tanto dalla vita urbanizzata quanto da quella cultura stucchevole che si definisce tradizionale, quella dell’ikebana e della cerimonia del tè. Solo in questo mondo rurale la Kawase ritrova la presenza di quella civiltà ancestrale che ebbe la sua capitale a Nara. È un mondo fatto di rose selvatiche, erbe su cui si posano farfalline bianche, risaie, tempietti e scalinate, sembra dipinto dai macchiaioli toscani. E appesi fuori dalla casa dei protagonisti ci sono i koinobori, i tradizionali manicotti di stoffa a forma di carpa.

 

GENDER GYMNASTICS (2008)

gender_gymnastics_sticklandLa Takarazuka Revue è una delle realtà teatrali di maggior interesse nel panorama culturale giapponese da inizio Novecento in poi. Nata nell’omonima città di Takarazuka come compagnia teatrale di sole donne che si è sempre distinta per i suoi musical basati sia sul mondo nipponico e asiatico che sulla tradizione letteraria europea e americana, la Takarazuka Revue ha rivestito un ruolo fondamentale nell’evoluzione degli shōjo manga, influenzando autori come Tezuka Osamu e la sua Principessa Zaffiro, così come anche Versailles no Bara di Ikeda Riyoko o Shōjo kakumei Utena.

 

UOMO CHE CAMMINA, L' (1992)

uomo_che_cammina_taniguchiRiedizione approntata per la Taniguchi Collection della collana Planet Manga di una delle opere più conosciute di Taniguchi Jiro, che illustra con un tratto realistico e dettagliato diciassette camminate nella magia del quotidiano che ci circonda. L'uomo che cammina è teso infatti a cogliere la semplice sensazione di meraviglia e candore nelle vicende minime che chiunque può vivere, a patto di sapersi aprire all'osservazione delle piccole cose che nella disordinata fretta propria di chi è affaccendato , o crede di esserlo, sovente sfuggono.

 


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