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Ultimi aggiornamenti

Piano in a Factory, The (2010)

piano_in_a_factory_0Nella Cina in evoluzione tumultuosa degli anni '80, The Piano in a Factory racconta la storia di un padre spiantato che per amore della figlioletta contesa con la ex moglie, decide di procurarle, costi quel che costi, un pianoforte che le permetta di esercitarsi a casa, visto che non può permettersi di farle prendere lezioni.

 

Welcome to Shama Town (2010)

welcome_to_shama_town_0Quando in città arriva la voce che nel villaggio di Shama Town, sperduto nel deserto del Gobi, è sepolto il leggendario tesoro di un famoso bandito di inizio Novecento, è solo questione di tempo perché un gruppo di scagnozzi al soldo di un ricco e losco uomo d’affari si muovano verso la cittadella fortificata con l’intenzione di circuirne gli abitanti per mettere le mani sulle ricchezze sepolte chissà dove nei dintorni, incluso lo sprovveduto sindaco (Sun Hong-lei) che da anni cerca un modo per fare del villaggio una meta turistica.

 

Hara Tamiki, L'ULTIMA ESTATE DI HIROSHIMA (1946-9)

ultima_estate_hiroshimaHara Tamiki, nato a Hiroshima nel 1905, appassionato di poesia, letteratura russa e inglese, diventò scrittore professionista dal 1935. La sua vita è segnata indelebilmente da due tragedie: prima dalla morte della moglie, nel 1944, poi, l'anno successivo, poco prima dell'anniversario del lutto, dal bombardamento di Hiroshima, a cui sopravvisse miracolosamente. Da allora Hara ha dedicato la sua opera alle conseguenze dell'esplosione nucleare, scrivendo alcune delle pagine più intenese e terribili sugli effetti delle radiazioni sulla popolazione. In questa raccolta sono presentati tre racconti tra i più conosciuti sul tema: Preludio alla devastazione (Kaimetsu no joukyoku) del 1949, Fiori d'estate (Natsu no hana) del 1946 e Dalle rovine (Haikyou kara) del 1947. Insieme formano una ideale trilogia che presenta il clima appena prima della bomba, durante e nel periodo immediatamente posteriore.

 

Aoyama Nanae, UN BEL GIORNO PER RIMANERE SOLA (2007)

bel_giorno_per_rimanere_solaChizu, ventenne appena trasferitasi a Tokyo, convive nella casa di Ginko, anziana amica di famiglia. La giovane è introversa e si trascina da un piccolo lavoretto all'altro, perpetrando relazioni sentimentali di cui non è neanche troppo convinta. L'anziana è solare e vivace, tanto da iniziare una storia con un coetaneo conosciuto a un corso di ballo. Nell'arco di un anno la loro convivenza trasforma entrambe.

 

Kirino Natsuo, REAL WORLD (2003)

real_worldKirino Natsuo, nome d'arte di Hashioka Mariko, è nata nel 1951 a Kanazawa: ha iniziato a scrivere già trentenne (l'esordio è del 1984) e ha raggiunto il successo nel 1993 con il mystery Kao ni furikakaru ame (letteralmente Il viso su cui cade la pioggia), divenendo un caso editoriale nel 1997 grazie al successo di Out (tradotto in italiano come Le quattro casalinghe di Tokyo, sempre per Neri Pozza). Da allora è considerata la figura di punta della fitta trama di scrittrici di mystery giapponesi come Nonami Asa o Shibata Yoshiki, insieme probabilmente a Miyabe Miyuki - più giovane di un decennio, ma attiva nello stesso arco temporale. Come per Miyabe, la definizione di scrittrice attiva in un unico genere le sta però stretta, e Real World ne dimostra la profondità di sguardo nell'analizzare gli intimi meccanismi sociali che regolano il Giappone contemporaneo, partendo in questo caso dall'universo giovanile.

 

COOL PINE (2002)

cool_pineRika è una ragazza silenziosa e indecisa che un giorno si scopre attratta da Satoshi, ragazzo affascinante, ma egoista, interessato solo alle sue passioni. Rika diventa succube di un rapporto capriccioso, ondivago, che alterna slanci empatici di sesso e litigate furiose, che la lasciano vuota ed esposta ai ricatti emotivi. Un josei manga laconico, che punta sui silenzi e sul non detto nel costruire le complicate geometrie del sentire di una giovane come tante, specchio di una società disgregata sotto la sua facciata di unità e cooperazione.

 

Bangkok Knockout (Thailandia, 2010)

bangkok_knockout_0Da Panna Rittikrai non è lecito aspettarsi doti di narrazione e compattezza cinematografica, e lo sapevamo già dai tempi del suo ritorno dietro la macchina da presa in prima persona con i fuochi d’artificio marziali di Born to Fight (2004), ma preso come film, questo Bangkok Knockout è persino al di sotto delle aspettative, tra storia esilissima, svolte narrative pretestuose, attori non all’altezza e gag comiche strascinate (e sì, c’è anche il solito personaggio omosessuale che fa il simpatico come in molti film thai del genere, e stavolta ha pure gli occhialini alla Elton John).

 

Festival del film di Locarno 2011

locarno2011_tokyo_koenLa 64° edizione del festival del Film di Locarno, la seconda volta sotto l’egida di Olivier Père, ha marcato la sua presenza sul tabellone dei festival internazionali ancora e sempre sotto la voce della grande kermesse cinematografica più a misura d’uomo, e di cinefilo; il che, si sa, è un po’ una categoria antropologica a parte, fatta di individui che, nell’agosto inoltrato che vede il turismo vacanziero tradizionalmente fiorire, preferiscono sedersi davanti a un grande schermo a farsi servire un menu da 5 o 6 film al giorno, piuttosto che starsene sotto all’ombrellone a sorseggiare mojito. È solo a Locarno infatti che sembra possibile e pure normale che quasi 8.000 persone se ne stiano sedute in Piazza Grande sotto la pioggia (che quest’anno non s’è certo risparmiata) solo per un film, è solo a Locarno che la gente del festival si stupisce e si stranisce (ma sempre in maniera composta e svizzera, naturalmente) perché gli ospiti della megaproduzione hollywoodiana (la crew di Cowboys and Aliens) si circondano di security, cordoni e accessi riservati alla conferenza stampa, ed è sempre solo a Locarno che capita di trovarsi in coda fuori dalle sale tutti insieme, pubblico, accreditati e persino gli attori dei film in concorso. Questo è il Festival di Locarno: ci piace così com’è e speriamo cambi il meno possibile.

 

Jo Kyung-ran, UNA DOLCE VOLUTTA' (2007)

dolce-voluttaCuori infranti, cucina italiana e sapori gotici si fondono nel più noto romanzo di Jo Kyung-ran, scrittrice coreana nata nel 1969 e conosciuta fin dal 1996 per il suo esordio con The French Optician, cui poi sono seguite le conferme Time for Breaking Bread (1996) e A Narrow Gate (2003). Parte della notorietà di questo romanzo è però dovuta a un intricato presunto caso di plagio: secondo alcune ricostruzioni, l'idea di base e persino il titolo (in originale Hyo, letteralmente Lingua) risalirebbero a quando Jo faceva parte della giuria di un premio letterario per esordienti, sul finire del 2006. In questa sede avrebbe letto il testo di Ju Yi-ran, sua accusatrice, da cui sarebbe partita per la stesura di Una dolce voluttà, uscito poi nel novembre del 2007.

 

ROBOT (2007)

robot-fenomenologia-dei-gigantiIl libro curato da Gianluca Di Fratta, orientalista cui si deve anche un interessante volume sui fumetti giapponesi in Italia, è divertente e intrigante. Robot - Fenomenologia dei giganti di ferro giapponesi si discosta infatti da altri contributi su robot e mecha nipponici, che focalizzano la loro attenzione solo sul mondo del manga e degli anime. In questo caso il discorso si amplia e chiama in causa il rapporto che intercorre tra la società odierna giapponese, la robotica e, infine, la tecnologia, come per i capitoli redatti da Guglielmo Signora e Alessandro Vietti.

 

Shin Kyung-sook, PRENDITI CURA DI LEI (2008)

prenditi_cura_di_leiIn una concitata stazione della metropolitana di Seoul un'anziana scompare misteriosamente. Il marito si ritrova solo nel vagone affollato, con la borsetta della moglie in mano. I figli, riunitisi per affrontare la crisi, decidono di preparare dei volantini segnaletici, nella speranza che qualche testimone possa dare indizi utili per il ritrovamento. Da queste premesse parte il ritratto elegiaco e spietato di una donna di un altro tempo, sola e pervicace, analfabeta e instancabile - un omaggio amorevole ed enfatico alla figura della madre nelle relazioni con la sua famiglia e il mondo esterno.

 


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