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Ultimi aggiornamenti

Enemy at the Dead End / Desire to Kill (2010)

enemy_at_dead_end_0Gli esordienti Jo Won-hee e Kim Sang-hwa compongono un insolito thriller della psiche con sfumature grottesche, ambientato quasi interamente in una claustrofobica stanza d'ospedale. Tra garze, sangue e sudore, lo scontro tra due pazienti speciali è pretesto per un violento divertissment a tema.

 

July 32nd (2010)

july_32nd_0Tratto da un racconto breve di Ko Un, rinomato scrittore e poeta coreano, l'esordio nella regia di Jin Seung-hyeon, in passato nel team produttivo di pellicole come Libera Me (2000), è passato fugacemente ad alcuni festival internazionali già nel 2008, ma è uscito nelle sale coreane solo nell'aprile del 2010. L'idea di partenza è alla lontana assimilabile a quella di Old Boy (2003), ma qui l'approccio è stradaiolo, la narrazione lineare e gli esiti più spiccatamente tragici.

 

Moss (2010)

moss_0Ispirato a un fumetto di Yun Tae-ho distribuito in internet a partire dal 2007, Moss è il nuovo capitolo nel gigantismo produttivo di Kang Woo-suk, uno dei padrini della rinascita del cinema coreano del nuovo millennio, sia come regista che soprattutto come produttore. Con le sue quasi tre ore di lunghezza, presenta qui un thriller rurale perfettamente consapevole nel costruire meccanismi di tensione incisivi, immersi in un'atmosfera plumbea di omertà e segreti.

 

LOVE MY LIFE (2001)

love_my_life_mangaLa galassia queer giapponese narrata attraverso lo sguardo dolce e innocente di Ichiko, una ragazzina che fa il suo ingresso nel mondo degli adulti come rielaborazione della perdita della madre e del suo rapporto con la fidanzata Eri. A Yamaji Ebine, mangaka attiva dal 1996, non interessa la grancassa della denuncia frontale, ma la rappresentazione partecipata del piacere della scoperta di sé. In Love My Life, la sua opera più conosciuta, non ci sono grandi conflitti o tragedie, non esiste un destino avverso e monumentale contro cui il singolo deve scontrarsi per costituire la propria identità, c'è piuttosto una insondabile lotta quotidiana che si svolge nei piccoli dettagli, in quel percorso minimale, eppure fondamentale, che passa dalla paura alla felicità per quello che si è - qualsiasi cosa sia, nella piena accettazione della propria sessualità.

 

Xu Xiaobin, IL SERPENTE PIUMATO (1998)

xu_serpente_piumatoCinque generazioni di donne che percorrono un secolo di storia cinese: sembra la solita saga familiare, come ci ha abituato certa letteratura cinese, in chiave femminile, ma lo spiritato romanzo di Xu Xiaobin va oltre, uno spaccato rovente della società cinese che parla di colpa, espiazione, rabbia con una forza empatica dilaniante. Percorso da intersezioni temporali e cambi repentini del punto di vista, Il serpente piumato incide a fuoco il dolore della memoria e la tragedia di un destino che si annida nel trascorrere degli anni - inframmezzando reale, sogno e fantastico con una maestria alchemica.

 

Takahashi Genichiro, SAYONARA, GANGSTERS (1982)

takahashi_sayonara_gangstersIn un mondo futuro dominato da gangster imprendibili, due amanti scelgono di andare contro le regole e darsi dei nomi propri: lui diventa Sayonara Gangsters, lei Song Book. Insieme fanno incontri incredibili, in un susseguirsi sfrenato di invenzioni stralunate, surreali e poetiche.

 

Intervista a Takahashi Gen

takahashi_genTakahashi Gen è uno dei principali registi indipendenti nel panorama cinematografico giapponese e amministratore della Grand Cafe Pictures. Lo abbiamo incontrato in occasione del Glasgow Film Festival 2011, kermesse che ha visto la proiezione del suo straordinario Confessions of a Dog (2006), di cui è imminente l’uscita in dvd per il mercato anglofono.

 

Shock Labyrinth: Extreme, The (2009)

shock_labyrinth_0Shimizu Takashi, patrono della serie infinita di The Grudge, sia nelle sue varianti giapponesi che nelle rielaborazioni hollywoodiane, cerca di smarcarsi dal titolo, anche se non dai temi che gli sono propri, con un horror sui fantasmi del ricordo che tornano a perseguitare un gruppo di giovani amici.

 

Rotterdam International Film Festival 2011

rotterdam2011_logoUna quantità pressoché sterminata di film orientali: una vera manna per gli appassionati! È quello che colpisce chi segue per la prima volta il Festival di Rotterdam, che pure rientra nelle dimensioni elefantiache di questo festival con ben 24 sale di proiezione, con i film che vengono replicati parecchie volte, sei sezioni e ben nove retrospettive. Un gigantismo esibito già nella definizione di ‘XL festival’ (gioco di parole che allude anche alla quarantesima edizione scritta in numeri romani) che, per contro, rischia di essere dispersivo, e comunque raggiunto prendendo un po’ di tutto, anche opere già passate in altre manifestazioni cinematografiche.

 

Sumimasen Love (Taiwan, 2009)

sumimasen_love_0Dopo il riscontro altalenante per l'esordio nel lungometraggio di finzione con Exit No. 6 (2006), Lin Yu-hsien torna con una storia d'amore volatile e vibrante, girata con macchina da presa spesso mobile incollata ai particolari del volto e del corpo dei giovani protagonisti.

 

Gakko ja oshierarenai! (serie tv, 2008)

gakko_ja_0In tempo di crisi, per la prima volta in una scuola superiore femminile privata vengono ammessi cinque ragazzi. Si tratta di cinque studenti molto diversi tra loro, capitati nell'istituto per ragioni opposte, chi perché obbligato, chi per noia. Sono accolti da un glaciale discorso della vicepreside e, all'opposto, dalla solare e giovane insegnante di inglese, Mai, che propone loro di entrare in un gruppo doposcuola dove possono "abbracciare delle ragazze". Incuriositi, i cinque sperduti giovani accettano e scoprono che si tratta di un gruppo di ballo, cui sono state praticamente obbligate a partecipare anche cinque studentesse. Il sogno di Mai è che i ragazzi imparino ad amare in libertà, seguendo le loro personalità.

 


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