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Intervista a Kenneth Paul Tan

Monday, 27 February 2012 10:32 Armando Rotondi Interviste - Altro
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kenneth_paul_tanKenneth Paul Tan è professore associato presso la Lee Kuan Yew School of Public Policy della National Univerity of Singapore, dove insegna dal 2007. Da sempre impegnato in ambito culturale e cinematografico, è a capo del Board of Directors dell’Asian Film Archive, organizzazione indipendente che si occupa della conservazione del patrimonio cinematografico asiatico. Lo intervistiamo proprio in relazione all’attività dell’archivio.

L’Asian Film Archive (AFA) lavora in molti ambiti, dalla conservazione delle pellicole a programmi educativi e didattici. Qual è il principale obiettivo dell’istituzione?
L’Asian Film Archive è stato fondato per dare una casa a quei film asiatici non conservati in nessun archivio. La maggior parte degli archivi cinematografici sono infatti specializzati in produzioni nazionali. L’AFA ha invece un approccio “asiatico” al cinema, transnazionale, e riconosciamo un crescente interesse internazionale al cinema asiatico. Il lavoro di conservazione dei film è lento e costante, con tutto il suo carico di difficoltà. Concerne, ad esempio, intensi e specializzati processi di laboratorio che possono non essere immediatamente colti dal fruitore comune. Molti film asiatici sono fisicamente vulnerabili e si deteriorano velocemente se si trovano in un ambiente “inospitale”. Salvare questi lavori cinematografici prima che scompaiano per sempre è un compito urgente. Tuttavia, la conservazione senza provvedere a rendere questi film accessibili non avrebbe senso, ed è per questo che l’AFA ha una collezione pubblica di riferimento. Promuoviamo film literacy and appreciation attraverso i nostri workshops e seminari, tutti molto apprezzati, che si basano su pellicole presenti nella nostra collezione. Si potrebbe dire che conservazione e accessibilità sono unite e insieme rappresentano il nostro obiettivo principale.

Come è stato fondato l’AFA?
L’AFA è stato fondato nel 2005 da Tan Bee Thiam, un giovane laureato della National University of Singapore, lo stesso ateneo dove sono professore. Mi ha invitato a essere capo del board of directors, cosa che io ho accettato senza alcuna esitazione. Sono rimasto molto impressionato dalla sua visione, dalla sua passione e dal suo istinto imprenditoriale nel mettere in piedi un’organizzazione che era necessaria, ma, e lo sapeva bene, non semplice da sostenere. Tuttavia, abbiamo ricevuto un grande aiuto da registi, studiosi, agenzie governative, volontari e archivisti da tutto il mondo, che hanno capito il valore di archivio indipendente e regionale per i film asiatici. L’AFA, difatti, continua la sua attività grazie alla passione e alla dedizione di molti volontari e simpatizzanti che condividono la sua visione e il senso d’urgenza nel preservare il nostro patrimonio artistico. Brevemente, i nostri compiti sono: (a) preservare, in una collezione permanente, gli acclamati lavori di filmmaker asiatici ancora viventi; (b) consentire l’accesso alla libreria; (c) promuovere il valore culturale dei film asiatici attraverso ricerche, programmi didattici e pubblicazioni; (d) alimentare una comunità cinematografica e incoraggiare pubblici sempre nuovi attraverso proiezioni ben curate; e (e) facilitare le operazioni di marketing e di distribuzione dei film asiatici, specialmente quelli di registi indipendenti.

L’AFA è affiliato all’International Federation of Film Archives (FIAF) e alla Southeast Asia-Pacific Audiovisual Archive Association (SEAPAVAA). Quali sono le relazioni internazionali dell’AFA con altre organizzazioni simili in Asia e nel mondo? Sto pensando, ad esempio, a istituzioni quali l’Europa Film Tresaures, la Cinémathèque Française, il British Film Institute, l’Hong Kong Film Archive o il Korean Film Archive, così come a festival internazionali.
L’Archivio mantiene relazioni lavorative con istituzioni archivistiche e festival internazionali in molti differenti modi. Condividiamo la nostra esperienza operativa nell’ambito dei contratti, dell’organizzazione di proiezioni, nel collegare autori e distributori, nel facilitare il prestito di film, partecipando a giurie e cooperando in eventi come conferenze e seminari di formazione. Tra le istituzioni con cui abbiamo collaborato, solo per fare pochi esempi, sono: l’Hong Kong Film Archive, il Korean Film Archive, il National Film and Sound Archive in Australia, il Vietnam Film Institute, il FOCAL International, i festival di Berlino, Rotterdam, Pusan e delle Hawaii.

Quanti film sono conservati nell’AFA? Qual è, nella suo opinione, la parte più interessante della collezione?
Il numero totale dei titoli in collezione, al 1° gennaio 2012, è di 1.607 film. Ci sono molti film che hanno un significato particolare e per un gran varietà di ragioni:
a) La Cathay-Keris Malay Classics Collection raccoglie classici come Hang Jebat (Hussain Haniff, 1961), Mat Bond (Mat Secntul e M. Amin, 1967), e Sumpah Pontianak (BN Rao, 1958). Hang Jebat, ad esempio, è considerato dagli storici come uno dei più importanti film della Golden Age del cinema di Singapore, negli anni ’50 e ’60. Il film fu al centro di una controversia, poiché il guerriero Jebat, che si rivoltò contro il Sultano malacco, era ritratto come un eroe.
b) Evolution of a Filipino Family (Lav Diaz, 2004): con una durata di 11 ore, è uno dei film più lunghi mai girati. Il seguente lavoro del regista, Melancholia (2008), andò a vincere il Garn Premio della sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia.
c) Blink of an Eye (Mike de Leon, 1981): il capolavoro del genio oscuro del cinema filippino.
d) Manila in the Claws of Neon (Lino Brocka, 1975): per alcuni critici, Lino Brocka è stato uno dei più grandi registi filippini di sempre. E questo film è il suo capolavoro


e) The Arsonist (U-Wei Haji Saari, 1995) è stato il primo film malese a essere proiettato al Festival di Cannes.


f) The Big Durian (Amir Muhammad, 2003) è stato il primo film malese a essere proiettato al Sundance Film Festival.


g) La Da Huang Pictures Collection e la Woo Ming Jin Collection documentano i lavori dei registi della new wave malese come James Lee, Tan Chui Mui, Liew Seng Tat and Woo Ming Jin.

Come è organizzato l’acquisto dei titoli per la collezione? E la consultazione?
L’AFA identifica I film asiatici che necessitano di essere conservati. In particolare, guardiamo a quelle opere che non sono preservate da nessun altro archivio o istituzione. Parliamo con gli autori e con i detentori dei diritti. Prima che venga firmato un accordo per l’archiviazione e quindi spedito il materiale all’archivio, questo deve essere catalogato. I diritti devono essere accertati. L’archivio ha una collezione pubblica che può essere consultata presso la Library@esplanade a Singapore. Lo spazio è concesso alla’AFA attraverso la sua partnership con il National Library Board di Singapore. Abbiamo anche un catalogo consultabile on-line sul nostro sito, alla pagina: www.asianfilmarchive.org/Collection/SearchFilms.aspx.

È possibile il prestito e la consultazione per studiosi o istituzioni internazionali?
Abbiamo avuto molte richieste di prestito e abbiamo cercato di aiutare la fruzione come meglio potevamo. Trattiamo ogni richiesta di prestito in base ai singoli casi, poiché aderiamo rigorosamente alle condizioni di utilizzo che abbiamo stipulato per ogni singolo film.

L’AFA dà anche l’opportunità di svolgere stage e tirocini al suo interno. Quanti stagisti avete al momento? Quali sono i loro compiti?
L’ultimo stagista ha finito il suo periodo di tirocinio nel dicembre 2011, quindi al momento non ne abbiamo nessuno. Gli stagisti sono selezionati dopo un colloquio e in base alle loro capacità, se richiesti dall’archivio. I nostri tirocinanti variano da studenti di scuola secondaria (15-16 anni), studenti di junior college (17-18 anni), universitari under graduate e graduate, e professionisti in ambiti affini. Vengono loro date responsabilità che li espongono ai vari aspetti dell’attività dell’AFA, in modo tale che si interfaccino con le difficoltà e le sfide della conservazione, del fundraising e dell’amministrazione. È richiesto loro anche di partecipare attivamente a tutti gli eventi, così come di lavorare a un progetto personale che possa implementare le attività dell’Archivio.

Quali sono i progetti principali per il prossimo future?
Come organizzazione non-governativa, l’AFA deve guardare a sfide finanziarie. La raccolta fondi per sostenere le nostre attività è sempre il “progetto” principale. Soggetti alla disponibilità di fondi, speriamo di restaurare alcuni titoli della nostra collezione che non sarebbero accessili a causa del formato e delle condizioni della pellicola. Altre attività come programmi di film literacy and film appreciation per le scuole sono alcuni dei progetti principali per quest’anno.

Lei è anche membro dell’Arts Advisory Panel of the National Arts Council (Singapore). Qual è la situazione attuale del cinema e dell’arte a Singapore, in una prospettiva internazionale?
Sono molto ottimista oggi riguardo questi due punti. Nel 2008 ho scritto un volume critico dal titolo Cinema and Television in Singapore (Brill, 2008), in cui mi ponevo contro il doppio nodo della ultra-commercializzazione e il controllo statale eccessivo della rinata industria cinematografica di Singapore. Oggi sono davvero rincuorato nel vedere che molti filmmaker e artisti hanno avuto successo nel trovare e anche creare le loro proprie opportunità di creare lavori di alta qualità, acclamati nel mondo, innovativi, e che spesso sono vere e proprie sfide. Questi lavori possono stimolare l’immaginazione e il senso critico oltre che intrattenere lo spettatore. In un mio intervento, come keynote, al National Museum of Singapore, ho osservato che “oggi il panorama cinematografico a Singapore è molto promettente. Ci sono film commerciali che non mancano necessariamente di qualità artistiche, molti documentari intelligenti e profondi, e numerosi film artistici e sperimentali che sfidano la tendenza omogeneizzante dell'industria tramite l'esplorazione spesso interdisciplinare di soggetti e prospettive non ortodosse”.

Lei siede anche nel Board of Directors della compagnia teatrale non-profit The Necessary Stage, fondata da Alvin Tan in 1987. Qual è il suo ruolo al suo interno?
The Necessary Stage è una compagnia teatrale di Singapore ben radicata e di coscienza sociale, con un portfolio di lavori davvero buono che sfida continuamente lo spettatore, toccando allo stesso tempo il suo cuore e animo. Sono membro del board of directors sin dal 2003. Nel corso degli anni, oltre a compiti usuali del board, ho scritto ed eseguito la musica per alcune delle produzioni della compagnia. Ho anche aiutato a promuovere ricerche e studi sulla loro attività. Ho pubblicato articoli accademici sulla loro “colorita” storia. E, infine, ho contributo a fare entrare in contatto i miei studenti con molti dei loro progetti.

Link esterni: http://www.asianfilmarchive.org

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