404 Not Found

Not Found

The requested URL /track was not found on this server.

You are here:   Home Interviste Cinema Intervista a Ikuta Tōma

Intervista a Ikuta Tōma

Wednesday, 30 July 2014 00:00 Giampiero Raganelli Interviste - Cinema
Print

ikuta toma 1Abbiamo incontrato Ikuta Tōma, interprete principale dell'iperbolico The Mole Song: Undercover Agent Reiji di Miike Takashi, dopo l'anteprima mondiale del film, al Festival Internazionale del Film di Roma 2013. Un'occasione per parlare della sfaccettata carriera del giovane attore (classe 1984), che comprende anche teatro, musica e blogging.

 

Com’è stato lavorare con Miike Takashi? Aveva delle aspettative in merito? E non è stato faticoso visto il tipo di film?
Ovviamente lo conoscevo come chiunque in Giappone: è un famosissimo regista. Qualsiasi attore vorrebbe lavorare con lui. È anche molto noto per essere un gran lavoratore e per realizzare film con grande accuratezza. Sono molto felice quindi di aver avuto questa occasione.

Che lavoro ha fatto per questo ruolo parecchio complesso, qualche forma di training?
Prima di questo film ho fatto un altro action nel quale ho avuto l’occasione di imparare diverse arti marziali, mi ero allenato per sei mesi. Ma al momento di realizzare il film di Miike mi sono reso conto che il modo di muoversi, l’atteggiamento con cui si combatte è una cosa completamente diversa. Così la difficoltà che ho avuto è stata quella di dimenticare tutto quello che avevo imparato a fatica, per essere più naturale, più spontaneo e rozzo.

Nella sua carriera spicca il ruolo del principe splendente Genji, figura di grande fascino della letteratura classica giapponese, in uno degli ultimi adattamenti del Genji monogatari, Genji monogatari: Sennen no nazo (2011). Come si è sentito per essere stato prescelto per incarnare il leggendario personaggio?
Il Genji monogatari rappresenta la storia d’amore più antica della letteratura giapponese. Ovviamente il protagonista è descritto come una figura di grande bellezza e di grande fascino. Mi vergogno a dirlo, ma essere scelto per quella parte mi ha riempito di gioia e d’onore, anche soprattutto perché è un modo di portare la cultura giapponese all’estero. Non potrei desiderare di più in quanto attore.

Trattandosi di un personaggio letterario che ha dato luogo a tantissime interpretazioni, quelle psicanalitiche, chi lo ha letto come un omosessuale inconscio, chi come quello che cercava nelle donne la madre. Lei che cosa ha colto del personaggio, dovendolo interpretare? Si è posto qualche problema in merito e come ha cercato di renderlo?
È una storia di mille anni fa che si ripercuote ancora fin ai giorni nostri. E bisogna chiedersi perché suscita ancora tanto interesse. Credo perché si tratta di una storia d’amore eterna, di lui che in tutte le donne cerca la figura della madre. Ho cercato di inglobare tutti questi elementi nella recitazione per rendere quella mancanza universale di affetto, che accomuna tutti nel globo terrestre, quell’affetto che non c’è e che continuiamo a cercare.

Lei è decisamente un artista eclettico: anche attore di teatro, musical, drama, una carriera sterminata. Cosa le piace di più e come fa a gestire una carriera così complessa?
Tra le tante cose, se devo proprio sceglierne una, quella che ho più a cuore è il teatro. Sono un attore e recito. Recitare in teatro dal vivo, trasmettendo emozioni al pubblico, affrontando ostacoli che in altri lavori non ci sono: la voce può uscire o non può uscire, puoi star bene oppure no. Tutte queste cose ti danno molto anche umanamente.

Lei ha anche affrontato Shakespeare a teatro. Com’è stato?
Sia per Shakespeare, sia per il Genji, quando mi occupo di queste opere molto antiche, considerando che molto del mio pubblico è molto giovane ed è la prima volta probabilmente che si imbatte in questo tipo di testi, cerco di fare da ponte con le nuove generazioni. Magari qualcuno viene ispirato, incuriosito, esce fuori dal teatro e si compra il libro.

Ci può dire qualcosa circa la sua attività invece di cantante. Lei ha fatto parte di numerose formazioni musicali giapponesi. Quanto è importante nella sua carriera artistica e nell’ambito della sua popolarità in Giappone?
Fino a qualche anno fa ho fatto anche musica, ma ormai mi sono dedicato esclusivamente alla recitazione. Perché volevo focalizzarmi su unico lavoro per farlo bene e ho scelto quello di attore.

Della sua filmografia credo che questo sia il primo film che possa avere una risonanza internazionale. Conferma questa sensazione? Che cosa può significare per il prosieguo della sua carriera?
Come lei stesso ha detto poco fa, qui in Occidente non arrivano molte informazioni per quanto riguarda il nostro paese, quindi è un grandissimo onore per me di essere qui a Roma. Spero di poter portare molti altri film, io e i miei colleghi, perché vorremmo che la nostra produzione sia conosciuta anche all’estero.

Lei ha anche un’attività da blogger e tiene una rubrica su un giornale. Ci può dire qualcosa di questo suo ulteriore lavoro?
Fondamentalmente il blog è una mia connessione con il pubblico che mi segue e quindi scrivo cose molto semplici:  quello che ho fatto durante la giornata, quello che sto per fare per tenere informati i fan. A volte è molto poco quello che posso scrivere. La rubrica è invece una cosa che considero artistica: prendo io stesso le foto che vengono pubblicate e le spiego, ne scrivo qualcosa in un riquadro, in chiave artistica.

(Roma, 15 novembre, 2013)


.

sitemap
Share on facebook