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Intervista a Moon So-ri

Tuesday, 18 August 2015 18:54 Emanuele Sacchi Interviste - Cinema
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Moon So-riMancano tre giorni al verdetto sul Pardo d'Oro del 68.mo Festival del Film Locarno (il premio andrà proprio alla Corea del Sud, ovvero a Right Now, Wrong Then di Hong Sang-soo, nda), ma Moon So-ri sembra imperturbabile. La curiosità per il suo ruolo di giurata per il Concorso Internazionale e per le eventuali discussioni con i colleghi (tra cui Udo Kier e Jerry Schatzberg) è tanta, ma lo è anche la discrezione che impone di non affrontare temi coperti da un doveroso segreto professionale. Pari quasi al mistero di un'attrice capace di interpretare una ragazza paraplegica in Oasis (Lee Chang-dong, 2002 – interpretazione che le varrà il Premio Marcello Mastroianni a Venezia) e una giocatrice di pallamano in Forever the Moment (Yim Soon-rye, 2008); e ancora, una moglie fedifraga e senza scrupoli in A Good Lawyer's Wife (Im Sang-soo, 2003), prima di divenire la musa di Hong Sang-soo e dei suoi surreali esercizi di stile negli ultimi anni.


Come è l'esperienza di giurata al festival di Locarno? Che idea si è fatta del festival?
Sono qui a Locarno da una settimana e l'esperienza migliore è stata quella di conoscere gli altri membri della giuria, persone fantastiche che mi hanno fatto capire quante differenze e quante sfumature ci sono nel mondo. Alla mattina faccio una passeggiata in riva al lago nella quiete ed è fantastico.

La competizione quest'anno in particolare è davvero elevata e i film di qualità non mancano. La presenza di Hong Sang-soo in concorso, con cui hai girato diversi film nella sua carriera, rappresenta un problema?
Per me è un problema in generale la competizione in sé. Non solo per Hong Sang-soo ma per qualunque film risulta difficile poterli giudicare, è un concetto strano quello della competizione tra delle opere d'arte. Come gli altri membri della giuria, anch'io ho le mie preferenze personali, ma per me avere in competizione un film di Hong Sang-soo è difficile come avere tutti gli altri.

La relazione con gli altri membri della giuria ha portato a momenti divertenti oppure a situazioni di discussione accesa?
Penso che tutti stiano nascondendo le loro armi in attesa del grande scontro che sta per arrivare [ride]. Fin qui è stato tutto molto tranquillo e pacifico. Inizialmente non mi conoscevano e quando hanno visto Oasis o hanno capito che io ero l'attrice non credevano ai loro occhi, poi abbiamo parlato d'altro e di Hong Sang-soo e hanno scoperto che recitavo anche in diversi film di Hong. In sostanza non mi conoscevano, ma in realtà mi avevano già visto diverse volte su grande schermo. Ma questo è successo all'inizio, anche per me dopo aver visto i film di Jerry Schatzberg o di Nadav Lapid ho avuto modo di avvicinarmi a loro e ora il nostro rapporto è davvero ottimo.

La sua abilità di cambiare così radicalmente da un ruolo all'altro è qualcosa di sorprendente. Oasis, Forever the Moment, A Good Lawyer's Wife dimostrano un eclettismo non comune, quasi camaleontico. Come fa quando accetta questi ruoli ad approcciarli? Ha intenzione di accogliere sfide come queste anche in futuro?
Penso che molta gente abbia erroneamente creduto che sono una persona molto coraggiosa a causa di questi ruoli, ma mi sono invece sentita molte volte poco coraggiosa, ansiosa. Più alto è il rischio credo più alta sia la ricompensa, mentre un rischio più basso magari coincide con un guadagno facile e meno impegnativo. Ma questo non è lo scopo del mio lavoro. Nella mia carriera hanno pagato i ruoli in cui mi sono più messa in gioco: non ho mai cambiato idea sulla mia vocazione in questo senso. Purtroppo i ruoli di questo tipo sono sempre meno comuni...

La scelta di diventare regista di un cortometraggio metacinematografico – The Actress, 2014 – può rappresentare l'inizio di una nuova carriera come regista o è destinato a rimanere un divertissement?
Il corto che ho girato era parte del mio percorso di laurea sul cinema, che ho finito solo di recente, avendo deciso di lavorare nel cinema per tutta la vita. The Actress è stato un tentativo di rinnovare il mio amore per il cinema: quando abbandoni e riprendi più volte una cosa rimettere olio nel motore è sempre un processo difficile... Ma non c'è nessuna intenzione di diventare una regista. La volontà è di contribuire come attrice al cinema sudcoreano, sia attraverso film d'autore come quelli di Hong Sang-soo che attraverso film commerciali, se capita.

Infatti l'abbiamo vista anche in una commedia mainstream come Venus Talk (Lee Soo-ah, 2014), in un ruolo molto divertente e diverso da quelli a cui ci ha abituato. Diceva che vuole che il cinema sia qualcosa che duri tutta la vita, quindi non intende abbandonare il cinema al sopraggiungere di una certa età. In Oriente come in Occidente è ancora oggi molto diffusa la pratica, con pochissime eccezioni, come Meryl Streep o Isabelle Huppert con cui ha lavorato, di utilizzare attrici tendenzialmente molto giovani e sempre per i soliti ruoli: avvenente, sexy, lolitesca, ecc...
Nessuno conosce il futuro. Prima non volevo recitare tutta la vita: quando avevo vent'anni pensavo che a quaranta avrei fatto altro, ma come in molti altri casi ho cambiato idea con il tempo. Avevo giurato a me stessa anche di non sposare per nessuna ragione un regista cinematografico e poi sono finita a sposarne uno [ride – si tratta di Jang Joon-hwan, regista di Save the Green Planet! nda]. Oggi penso che quando raggiungerò una certa età avrò nuovi ruoli e nuove sfide, altrettanto imprevedibili.

Sul metodo di lavoro di Hong Sang-soo sarei curioso di sapere come comunica con gli attori. La trama spesso si assomiglia: un regista incontra una ragazza, magari a un festival, vanno a bere, nasce qualcosa, ma ci sono delle difficoltà ecc. Negli ultimi film il gioco di Hong sulla narrazione è divenuto sempre più audace... Come spiega il regista agli attori quel che succederà?
Dopo avermi convinta a lavorare a un suo film, in Ha Ha Ha (2010), prima di girare Hong mi raccontò nome e caratteristiche del mio personaggio. Ma da allora il nome del personaggio lo apprendo quando stiamo girando e in genere non conosco nulla del mio personaggio. Viviamo sul set giorno per giorno senza sapere cosa ci riserverà il domani: è così per un'intervista come questa, in cui posso avere un'idea di quel che mi chiederai, ma sicuramente qualcosa mi sorprenderà ed è così per il lavoro su un set di Hong Sang-soo. Sappiamo solo qualcosa nel momento in cui questo avviene: per questo la fiducia reciproca è particolarmente importante.

C'è spazio per l'improvvisazione sul set di un film di Hong o tutto è stato scritto e previsto e tutto va come pianificato?
Precedentemente era molto dettagliato nel fornire istruzioni ai suoi attori, ma oggi sta sempre più lasciando spazio alle coincidenze come processo naturale di quel che avviene, per cercare di raggiungere risultati più creativi.

Se dovesse definire sinteticamente i tre grandi registi con cui ha lavorato, come definirebbe Hong Sang-soo, Im Sang-soo e Lee Chang-dong?
Direi Lee Chang-dong è come un padre, Im Sang-soo invece uno zio che non vedo più così spesso e che è sempre nei guai e Hong Sang-soo un caro amico che non finisce mai di stupirmi con le sue bizzarrie.

Come ha preparato due ruoli così diversi tra loro come quello di Oasis e quello di Forever the Moment? Per ragioni diverse mi sembrano due imprese altrettanto impossibili, una ragazza paraplegica e una giocatrice di pallamano...
Sono stati più difficili del 100% rispetto a quello che immagini [ride]. Ma per quanto sia stato faticoso ne è valsa la pena per quello che mi hanno lasciato e per la persona e l'attrice che sono diventata da allora.

Il suo primo amore è stato il teatro. Pensa di tornare sul palcoscenico prima o poi?
Onestamente non ho così tanta esperienza sul palcoscenico perché ho smesso molto presto per dedicarmi al cinema, quindi per la mia età ho un'esperienza davvero relativa. Però vorrei tornare, anche per questo, a misurarmi con il teatro nei prossimi anni. Essere sul palcoscenico è come assumere una medicina che guarisce le ferite, penso che sia necessario per ogni attore provare l'esperienza teatrale.

Ci sono registi europei con cui vorrebbe lavorare e da cui piacerebbe ricevere una chiamata nel futuro?
Certamente mi piacerebbe, ma in genere quando si pronuncia a voce alta un desiderio questo non si avvera... Vedere un'attrice come Isabelle Huppert accettare una paga così bassa per venire in Corea per stare in una cittadina di pescatori così piccola e rimanere lì due settimane [per girare In Another Country, nda] è stato qualcosa di incredibile, una lezione di umiltà e di professionalità. Ho compreso che a qualunque età e in qualunque luogo dovrò essere in grado di mantenere una posizione, non solo professionale, ma anche nel mio cuore e nella mia preparazione di attrice. Dovesse capitare un'occasione internazionale, farò tesoro della lezione e seguirò il suo esempio.

 

 

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