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Intervista a Ko Kai

Saturday, 17 September 2016 11:50 Emanuele Sacchi Interviste - Cinema
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Ko Kai in The Road to Mandalay (2016)Ko Kai, conosciuto anche come Ko Chen-tung, è giunto al cinema quasi per caso. Nato nel 1991 a Taiwan, ha esordito a 20 anni nella commedia generazionale You Are the Apple of My Eye (2011) di Giddens Ko. Lo spropositato successo della pellicola in tutto l'est asiatico lo ha catapultato sul mercato.

Ko ha saputo selezionare ruoli interessanti, prima nella commedia romantica When a Wolf Falls in Love with a Sheep (2012), poi con una partecipazione alla stralunata commedia Machi Action (2013). Una volta conquistata Taiwan, il passo successivo è stata la Cina continentale: Ko ha unito le forze con il prodigioso scrittore Guo Jingming, al suo esordio nella regia, per la tetralogia Tiny Times (2013-2015), che si è trasformata in un altro clamoroso successo al box office. La collaborazione con il birmano-taiwanese Midi Z per The Road to Mandalay (2016), dove interpreta un immigrato birmano in Thailandia, apre un nuovo percorso nella sua carriera, dal cinema commerciale a quello più impegnato. Lo abbiamo incontrato alla Mostra del cinema di Venezia 2016, in occasione della presentazione di The Road to Mandalay nella sezione Giornate degli Autori.

Per un attore abituato al cinema popolare come è stato cimentarsi con il cinema d'essai e un autore come Midi Z?
Ci sono molte differenze. Per girare con Midi Z ad esempio ho dovuto prepararmi molto attentamente per la parte, conoscere usi e costumi dei lavoratori birmani e la loro storia. Ho vissuto là per un po' per cercare di capire la difficoltà delle vite di queste persone e la loro lotta per la sopravvivenza in un mondo ostile. Girare film commerciali comporta altre difficoltà perché oltre alle esigenze del regista devi soddisfare quelle del mercato, del pubblico e di una serie di fattori che con il film di Midi Z non c'entrano.

Per la caratterizzazione di Guo hai posto l'accento più sul suo amore folle o sulla sua degenerazione che lo porta a drogarsi sempre più per tirare avanti?
Non capivo all'inizio come potesse nascere così rapidamente la sua storia d'amore per Linqiang e poi trasformarsi altrettanto rapidamente in follia omicida, ma vivendo un mese laggiù ho capito molte cose. Senza voler giudicare dall'alto in basso le loro abitudini, in Myanmar conducono una vita semplice, come a Taiwan o in Cina poteva essere 50 anni fa. Per esempio due amanti non possono rendere pubblica una storia d'amore, se si tengono per mano vuol dire che devono stare insieme per sempre ed esistono ancora i matrimoni combinati, stipulati prima che marito e moglie possano conoscersi. Quando ho visto tutto ciò ho compreso le ragioni di Guo e come il suo sistema crolli di fronte a un mondo che non capisce. Le anfetamine fanno il resto, portandolo rapidamente alla follia.

C'è una componente fortemente pessimistica nel personaggio di Guo, quando confrontandosi con Linqiang le dice che il lavoro che troverà in ogni caso sarà solo come cameriera o prostituta e quindi che in ogni caso non ne vale la pena...
Non penso che Guo sia pessimista, quantomeno non all'inizio. Lui guadagna soldi per costruire la sua strada per Mandalay - che sarebbe come dire la sua strada dei sogni - per poter tornare a casa e condurre una vita semplice. Poi subentra la ragazza, che va sempre in una direzione contraria alla sua volontà, e lui comincia a non capire.

Avevi in mente qualche attore in particolare del cinema, magari di Hong Kong, per calarti in questo ruolo?
All'inizio non avevo in mente di fare questo lavoro, è avvenuto tutto abbastanza casualmente, quindi non avevo dei particolari modelli o ispirazioni a cui riferirmi. Solo qualche anno dopo ho capito le possibili sfumature e difficoltà del lavoro di attore e oggi ti posso dire Tony Leung per quel che riguarda il cinema di Hong Kong e Won Bin per quello sudcoreano.

Un regista con cui vorresti lavorare?
Troppi. Una volta guardavo solo blockbuster, film Marvel o DC, più di recente invece ho visto molti film d'autore e ho cambiato i miei gusti. È difficile dire il nome di un solo regista...

Allora quale supereroe vorresti essere?
Amo Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, ma se dovessi scegliere un supereroe direi Spiderman, che è più ottimista e spiritoso di Batman. Oppure Deadpool.

 

 

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