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Intervista a Koreeda Hirokazu

Wednesday, 10 May 2017 17:28 Stefano Locati, Emanuele Sacchi Interviste - Cinema
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Koreeda HirokazuAbbiamo incontrato Koreeda Hirokazu a Milano, in occasione della presentazione al pubblico di Ritratto di famiglia con tempesta (After the Storm, 2016), che esce nelle sale italiane meritoriamente distribuito da Tucker Film. C'è stato il tempo solo per poche domande, ma l'incontro è stata la conferma del carattere compassato e contemplativo del regista, perfettamente rispecchiato nei suoi film. Nonostante jet lag e ritardo dell'aereo, Koreeda ha riflettuto con trasporto su ogni risposta, confermando quel legame percepibile tra suo vissuto e le storie che sceglie di raccontare.


In Ritratto di famiglia con tempesta ritornano i due attori principali di Still Walking, Abe Hiroshi e Kiki Kirin, nei ruoli di figlio e madre. Come mai questa scelta? Qual è il legame tra i due film?
Subito dopo le riprese di Still Walking avevo pensato che avrei voluto nuovamente lavorare con questa coppia di attori. Ho cominciato ad annotare in un quaderno vari episodi che potevano ritrarli insieme e che ora sono divenuti parte della sceneggiatura di Ritratto di famiglia con tempesta. Quindi un nesso tra le due opere indubbiamente c'è. Quanto alle differenze, sia io che Abe siamo diventati entrambi genitori nel periodo trascorso tra Still Walking e quest'ultimo film. Il fatto di avere un figlio e di aver perso un padre rende più autobiografica l'esperienza e cambia il rapporto tra me e il protagonista, che inoltre in questo film ha superato i 50 anni.

Anche l'ambientazione dei due film è differente: in Still Walking la casa è in campagna e sembra rappresentare l'unità del nucleo familiare tradizionale giapponese, con una figura patriarcale al centro, e così via, mentre Ritratto di famiglia con tempesta è ambientato in un appartamento angusto, che forse si rispecchia nel frazionamento del nucleo familiare...
Forse il fatto che in quest'ultimo film lo spazio sia quello di un danshi, una casa popolare giapponese, è dovuto all'intento di raccontare una storia legata all'arrivo di un tifone. La famiglia deve rinchiudersi in uno spazio chiuso per proteggersi dal tifone, ed è quindi obbligata dalle circostanze a un contatto ravvicinato.

Durante la sua carriera si è cimentato con diversi generi e sfumature. Air Doll o Nessuno lo sa – Nobody Knows trattavano anche di sesso e argomenti scabrosi, mentre gli ultimi titoli sono tutti concentrati su differenti declinazioni del nucleo familiare e del rapporto tra generazioni diverse nella società giapponese. Come mai la famiglia continua a essere motivo di interesse per la sua indagine?
La ragione per cui negli ultimi anni mi sono concentrato sui drammi familiari forse è legata anche ai cambiamenti occorsi nella mia vita. Mia madre è venuta a mancare, io sono diventato padre e questi eventi probabilmente hanno condizionato l'obiettivo della mia ricerca. Va anche detto che la mia prossima opera parlerà di altro, sarà su un caso giudiziario.

Gli ultimi film hanno avuto maggiore successo al box office in Giappone e la frequenza dei suoi lavori è aumentata. C'è una relazione tra questi due fatti? Il successo ha influito in qualche modo sul suo lavoro di regista?
Assolutamente! Il successo ha a che fare con il mio lavoro: ora faccio molta meno fatica a trovare i fondi per realizzare i film che voglio girare. Il mio team produttivo, che si occupa della parte finanziaria, ora si è consolidato, così come la mia troupe. Negli ultimi dieci anni si è creato uno staff fisso, con il quale lavoro molto bene e con grande libertà.



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