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Intervista a Mizuno Shigenori

Sunday, 17 December 2017 11:13 Armando Rotondi Interviste - Cinema
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Tadao Ando - Samurai ArchitectAndo Tadao è tra i più noti architetti del XX secolo, vincitore del Pritzker Architecture Prize, autodidatta (non ha mai conseguito la laurea in architettura), autore di celebri progetti ispirati al principio zen di semplicità. La sua è una rigorosa etica del lavoro che, unita ai citati principi zen, hanno portato a definirlo “architetto samurai”. Tadao Ando – Samurai Architect è per l’appunto il titolo del documentario che Mizuno Shigenori dedica alla sua figura e che segue il percorso creativo di Ando sin dalle origini. La proiezione della pellicola durante ArteCinema 2017, il Festival internazionale di film sull'arte contemporanea di Napoli, è l’occasione per qualche domanda con il regista Mizuno Shigenori.

 

Come è il vero Ando Tadao?
Conosco Ando da 25 anni. Sin dall’inizio, prima he raggiungesse la fama mondiale. È interessante perché da un punto di vista architettonico adesso è celebre in tutto il mondo, in Europa e specialmente in Italia, per il suo stile austero e minimalista, ma il suo carattere è totalmente differente. Si può dire che sia l’opposto. È forte, energico, espansivo. E uno dei motivi per cui ho realizzato questo film è esattamente per rivelare come sia la sua vera indole, estroversa, dinamica, vivace. Diversa dalle sue architetture.

Questa personalità quindi non si rispecchia nei suoi lavori e nei suoi progetti?
Il titolo della pellicola è The Samurai Architect perché penso comunque che questa sua passione, questa sua forza, entri e penetri nei suoi lavori. Crea questa rigidezza e compostezza delle sue  architetture, incanalando la sua passione e la sua devozione.

Ha lavorato molto in Europa e in Italia.
L’Italia è forse uno dei paesi in cui ha lavorato di più. A Venezia ad esempio e nel Veneto dove ha collaborato molto con Benetton. Molti di questi lavori italiani sono mostrati nella mia pellicola, come ad esempio il lavoro di restauro per Punta della Dogana, dove antico e contemporaneo sono riusciti a convivere, così come le idee di Ando, pur rispettando l’architettura originale.

Ha un messaggio espressamente da Ando per il pubblico del festival...
Sì. Due settimane fa a Tokyo, nel Museo di Arte Moderna si è inaugurata una delle più grandi mostre monografiche sul lavoro di Ando. Avrebbe voluto venire qui di persona per parlare del suo lavoro e della pellicola, ma a causa di questa mostra non è potuto essere a Napoli, città che ama molto come del resto tutta l’Italia. Ma è molto felice che la pellicola venga proiettata al festival.

 

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