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Intervista a Mouly Surya

Sunday, 17 December 2017 11:25 Armando Rotondi Interviste - Cinema
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Mouly SuryaMouly Surya è una delle nuove registe  più promettenti del cinema indonesiano. Autrice precedentemente di  due opere acclamate come Fiksi (2008), presentato al 13° Busan International Film Festival, e What They Don’t Talk About When They Talk About Love (2013), vincitore del NETPAC Award all’International Film Festival Rotterdam, Surya presenta al Festival Internazionale del Cinema di Sitges 2017 il suo ultimo lavoro Marlina the Murderer in Four Acts, co-produzione indonesiana con Francia, Malesia e Tailandia, dopo essere già stata a Cannes e Toronto e aver infine trovato distribuzione italiana con LAB 80. Un film interessante, tecnicamente ben realizzato, intrigante, che ricorda nella struttura, nei temi e nei toni Quentin Tarantino (a partire dalla suddivisione dell'arco narrativo in atti). Eccezionale l’interpretazione della protagonista Marsha Timothy, vincitrice a Sitges del premio come migliore attrice. Ho incontrato la regista Mouly Surya prima della proiezione della pellicola, presso la Sala Tramuntana del Festival, per poche domande.



Come definisce Marlina the Murderer in Four Acts?
Questo film è un insieme di molte cose allo stesso tempo. È un western sicuramente. Ma è anche un western femminista. È un western in Indonesia, ammesso che questa definizione possa avere senso. Forse dovrei parlare di  Eastern. È anche un po’ un thriller, un melodramma, sicuramente un road movie.

Come è nata l’idea per la pellicola?
Ho iniziato a sviluppare l’idea della pellicola nel 2014. Ma l’idea di per sé non è mia. Venne in mente a Garin Nugroho, il regista di Opera Jawa e produttore del mio film. Fu lui che venne da me e mi propose questa idea di questa donna che viaggia con una testa decapitata e fasciata con sé e a cui succedono tante cose spiacevoli, ma che trova sempre un modo per contrastarle. Anche con violenza.

Perché lei?
Nugroho voleva assolutamente che fossi io a dirigere Marlina the Murderer in Four Acts. Aveva visto la mie uniche due pellicole precedenti e, basandosi solo su quei film, immaginava cosa avrebbe potuto essere Marlina se io avessi partecipato al progetto. Trovava interessante questa possibilità di una regia femminile e anche io provavo grande interesse in questa sfida e su come avrei potuto realizzarla. Una volta terminato, mi ha detto che era molto soddisfatto della sua scelta perché il film funzionava davvero bene. E anche io sono davvero soddisfatta della complessità e della qualità del prodotto finale.

 

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