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Intervista a Kumakiri Kazuyoshi

Wednesday, 01 November 2006 00:00 Giuseppe Sedia Interviste - Cinema
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Intervista svoltasi durante la seconda edizione di Dongfang - Il cinema dell'estremo oriente, a Napoli, nell'ottobre 2006.

Kumakiri KazuyoshiLei appartiene a una generazione di cineasti nata durante gli anni dello shock petrolifero. Proprio in quegli anni i sociologi Nakano Osamu e Hirano Hideaki coniavano l'espressione Kapuseru ningen (traducibile parzialmente con l'espressione "generazione del capsula-hotel") per descrivere una realtà giovanile isolata e individualista, ma soprattutto priva di contatti con la realtà sociale e politica del Giappone. Lei si riconosce in questa realtà?


Non lo so. Ma sono certo che la politica non è uno dei temi prediletti della generazione alla quale appartengo. Diventa molto difficile per un regista capire ed esprimere i sentimenti della società giapponese alla quale è indissolubilmente legato.

Alla base del soggetto del suo primo lungometraggio, Kichichu (1998), presentato con successo al Festival di Taormina, non troviamo la figura di un individuo finito in carcere per reati di terrorismo?

E vero. Tuttavia in questo caso il riferimento allo Zengakuren e al clima politico degli anni settanta contribuisce solo a delineare il trascorso dei personaggi e lo sfondo dell'azione.

Con Kichiku ha vinto il Pia Film Festival di Osaka, una rassegna poco conosciuta in occidente. Potrebbe parlarci della sua esperienza presso lo stesso ente che l'ha messa anche in condizione di girare il suo secondo film, Sora no ana (2001)?

Pia non è una scuola o un'accademia artistica in senso stretto. E' anzitutto una rivista di cultura e spettacolo molto popolare nel mio paese che ogni anno bandisce un concorso aperto a giovani aspiranti cineasti che vengono messi nella condizione di esordire al cinema presentando soggetti e sceneggiature originali.

Il cast di Kichiku è composto quasi esclusivamente da attori esordienti. Una scelta espressiva o dettata dalle risorse a disposizione?

No. Ho realizzato Kichiku come saggio di laurea all'università di Osaka e quindi non potevo permettermi attori professionisti. Comunque quando abbiamo fatto i casting la nostra scelta è stata guidata in particolar modo dall'espressività facciale degli aspiranti interpreti.

Sora no ana è ambientato nell'isola di Hokkaido, dove peraltro è nato. Il film narra del rapporto controverso tra un proprietario di drive-in e una giovane vagabonda abbandonata dal compagno. Il soggetto del film ci fa pensare lei abbia voluto quasi delimitare il messaggio del suo cinema, restringendo il campo d'indagine alle relazioni personali tra due outsider prigionieri di una realtà isolata e alienante...

In questo film emerge il tema della sofferenza dei protagonisti, una sofferenza vissuta dall'interno e che nasce dal proprio vissuto. Mentre in Kichiku direi che la sofferenza è soprattutto "esteriore" e si manifesta nella violenza dei comportamenti dei personaggi. Con il film Antena (2003), basato su un racconto della scrittrice Taguchi Randy, ho tentato di bilanciare questi due aspetti della sofferenza, descrivendo da un lato il dolore intimo di una famiglia che non riesce ancora ad accettare la scomparsa della propria figlia e dall'altro il rapporto perverso ma intimamente coinvolgente tra Yuichiro e Naomi.

Lei ha dichiarato di essere un ammiratore di Sergio Leone. Mi viene naturale chiederle se le piacerebbe un domani confrontarsi con il cinema di genere occidentale?

L'ultimo progetto al quale ho lavorato, Freesia - Icy Tears, uscirà in Giappone all'inizio del prossimo anno. Questo film sarà un action movie in piena regola, con lo spirito e i colpi di scena tipici del cinema di genere.

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