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Intervista a Enkhtaivan Agvaantseren

Thursday, 24 November 2011 15:54 Armando Rotondi Interviste - Cinema
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enkhtaivan_agvaantserenEnkhtaivan Agvaantseren è un regista, attore, cantante e compositore mongolo. Ha iniziato la sua carriera cinematografica come regista di documentari, in particolare con Khan Khentii Mountain (2003) e The Children of Ghenggis Khan (2004). Quindi il passaggio al cinema di finzione con A Pearl in the Forest (2008) e The Sky Son (2012). Attualmente insegna al Music and Dance College di Ulaanbataar e presiede la società di produzione Idugan Entertainment.

 

Lei è regista cinematografico, ma anche cantante e compositore. Qual è stata la sua formazione in questi due ambiti?
La mia professione principale è quella di cantante d’opera. Dal 1980 al 1985 ho studiato all’Ural Conservatory of Ekaterinburg in Russia e mi sono diplomato con successo come cantante d’opera tenore. Dopo il diploma ho lavorato all’Opera Nazionale di Mongolia per oltre vent’anni e ho interpretato il ruolo principale in ben trentadue lavori, tra opere europee e tradizionali. Nel 1990 fui quindi scelto per vestire i panni del protagonista, Gengis Khan, in una dei più grandi film storici di produzione mongola, Chinggis Khaan, Eternal Power of the Sky. Questa pellicola ha rappresentato il primo passo per me nel mondo del cinema. Dal 1985 ho studiato anche composizione musicale per tre anni. Da allora ho scritto circa 400 canzoni e musica per vari cantanti, anche tradizionali, composto colonne sonore per quattro film e dodici lavori per orchestra sinfonica. Non sono mai andato a una scuola di cinema. Tuttavia ho letto libri e consultato altro materiale sulla regia cinematografica. Avevo anche un rapporto molto stretto con uno dei principali registi mongoli, B. Baljinnyam. Non ho avuto particolari problemi a formarmi in quest’ambito, anche da autodidatta, per via della grande passione per la regia e la volontà di lavorare duramente. 

La sua formazione artistica, almeno in campo musicale, è avvenuta in Russia. Per quanto riguarda il cinema, ci sono registi russi che hanno influenzato il suo stile?
Ho visto molte pellicole russe, ma non credo ci sia nessun regista di quel paese che ha influenzato il mio stile. Non ho mai lavorato con registi russi. 

A Pearl in the Forest (2008) è una delle prime pellicole che offrono uno sguardo critico alla storia dei differenti gruppi etnici in Mongolia, ed è anche uno dei primi lavori direttamente legati a eventi importanti degli anni ’30, come l’impatto del comunismo sovietico in Mongolia. Come è nata l’idea del film? Che difficoltà ha avuto nel realizzarlo?
Mia moglie, la scrittrice B. Bayarmagnai, scrisse il soggetto di A Pearl in the Forest dopo aver studiato con grande attenzione la storia dell’etnia buriata, quasi scomparsa, e viaggiò molto nelle regioni dove i buriati ancora risiedono. La pellicola mostra la vera storia di questo gruppo etnico. Credo che sin da quando sono nato, in una di queste regioni dove i buriati vivono, ho avuto intenzione di fare il film! Il risultato è qualcosa di così forte che, se lo avessi girato ai tempi della vecchia società comunista, probabilmente non avrei avuto più la testa sulle spalle. Ci sono pochi gruppi etnici rimasti in Mongolia, e sono quasi estinti. Nel mio prossimo film The Sky Son, ne mostro un altro, i Tsaatan. La gente che appartiene a questa etnia è l’unica che ancora pratica il vero e tradizionale sciamanesimo, esattamente come si praticava migliaia di anni fa.

Quali sono state le reazioni della critica e del pubblico riguardo A Pearl in the Forest?
Il pubblico e la critica lo ha accolto estremamente bene. Per quanto riguarda i contenuti, il film parla di una storia vera che è difficile da contestare e su cui non si può molto polemizzare. 

Il suo prossimo film è The Sky Son. Quando è prevista l’uscita?
The Sky Son è finito e la sua première è prevista per gennaio 2012 sugli schermi mongoli. Allo stato attuale abbiamo anche accordi per proiettarlo in Cina. 

Qual è, in sua opinione, la condizione odierna del cinema mongolo?
Direi che il cinema mongolo è ancora oggi in una fase di sviluppo. In particolare, dal 2008 la qualità dei film è diventata eccezionalmente buona. Questo è dovuto anche all’evolversi del pubblico. Gli spettatori mongoli guardano ora molti più film che in passato, hanno maggiore gusto e possono giudicare meglio quali pellicole sono buone e quali no. Credo che in futuro sia possibile anche una distribuzione estera più regolare, quando i tempi saranno maturi.


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