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Intervista ai Loveholics

Tuesday, 01 June 2010 00:00 Emanuele Sacchi Interviste - Musica
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LoveholicsNovità dell'edizione 2010 del Korea Film Festival la presenza di un ospite musicale, il trio Loveholics. Certo non un nome preso dalle seconde file per chi sa di K-pop: si può dire che i Loveholics ne siano un emblema, coniugando abilmente soft-rock romantico, appeal commerciale e rare (ma percepibili e fondamentali) strizzate d'occhio all'occidente. Per anni con il nome “al singolare” e con Jin-su presenza fissa alla voce, negli ultimi anni i Loveholics sono diventati una sorta di progetto aperto, in cui - mantenendo fissa l'ossatura compositiva, affidata a Kang Hyun-min (chitarra) e Lee Jae-hak (basso) - la cantante potesse ruotare e magari appartenere anche all'universo del cinema. È così che per i Loveholics ha cantato anche l'attrice Shin Min-a, vista in Volcano High, A Bittersweet Life e The Naked Kitchen . Ora che sembrano stabilizzati, con Park Ki-young alla voce, per la band arriva il momento del primo concerto in Europa, proprio a Firenze in occasione del festival.

Abbiamo incontrato i Loveholics nel comfort di un hotel dalle parti di Palazzo Pitti e abbiamo cercato di soddisfare la nostra curiosità per un universo di cui – nonostante i molteplici sforzi – si conosce sempre troppo poco.

Sul nome del gruppo ci sono un po' di informazioni discordanti. Il nome del gruppo è cambiato, anche in funzione dell'uscita di Jin-su dal gruppo. Adesso questa line-up è stabile?
Lee Jae-hak: “Noi nasciamo come produttori, scrivendo musica per i cantanti coreani. Prima utilizzavamo una cantante fissa, ora non siamo più in contatto con lei. Attualmente alterniamo diverse voci soliste e il progetto (al plurale) ha assunto una valenza più aperta”.

I testi non li capiamo, naturalmente, ma immaginiamo che le tematiche siano principalmente d'amore...
LJH: “Sì, io e Kang siamo più legati ai brani lenti e romantici, ma sono quelli più scanzonati a diventare hit in Corea”.
Park Ki-young: “All'estero siamo diventati più famosi per Sylvia, che invece in Corea non ha fatto particolarmente successo”.

Che impressione avete del festival e di Firenze?
PKY: “Mi piace la vitalità degli italiani, la loro espressività. Di coreani non ne ho visto neanche uno, a parte quelli che lavorano per il festival. Vorrei tornare a Firenze con più calma, perché è una città straordinaria”.
Kang Hyun-min: “I coreani vanno soprattutto in Giappone e negli Stati Uniti, non ci sono molti orientali che vengono qui in Europa. Ci sentiamo un po' in tensione perché, non essendoci una forte comunità coreana, sentiamo una grossa responsabilità sulle nostre spalle”.

Avete quindi suonato negli Stati Uniti?
LJH: “Sì, a L.A., all'aperto, in Orange County. Lì ci vivono un sacco di coreani, quasi più che americani (risate, nda)”.

LoveholicsSiete soliti collaborare con il cinema, specie con Hur Jin-ho, oggetto della retrospettiva di quest'anno del Korea Film Festival. Avete lavorato con lui per April Snow e Christmas in August . Cosa ci potete raccontare di queste collaborazioni?
KHM: “Christmas l'ho scritto da solo, non come Loveholic, mentre Lee ha recitato nel film in una piccola parte. Di April Snow abbiamo scritto la canzone dei titoli di testa, ma non abbiamo praticamente interagito con il regista. Ci hanno coinvolto di più Take Off e 200 Pounds Beauty , in particolare Lee è stato curatore dell'intera colonna sonora per quest'ultimo”.
LJH: “200 Pounds Beauty mi ha divertito moltissimo!”

Come nascono i brani, li scrivete separatamente, nascono in studio o lì arrivate con il materiale già pronto?
LJH: “Separatamente, da soli. Insieme lavoriamo all'arrangiamento dei brani”.

Qual è in generale il vostro target, il vostro pubblico di che tipo è? Giovani, teenager?
KHM: “Principalmente coppiette, sui 20-30 anni. Noi ci si strugge su questi brani da cuori spezzati, mentre nel pubblico si tengono per mano e si lasciano andare a effusioni romantiche. Insomma, non è il massimo per noi sul palco (risate, nda). Siccome canta una ragazza, poi, nel pubblico è sempre pieno di ragazzi e io e Lee ci annoiamo un po'. Speriamo che stasera ci siano un sacco di ragazze italiane invece!”.

Ci sono delle band occidentali che definireste influenze o punti di riferimento?
LJH: “Le band inglesi fondamentalmente. Beatles, Radiohead, U2, ELO... di oggi invece amiamo i Coldplay. Non ci facciamo esattamente guidare dalla musica di queste band, ma sono le nostre preferite tra quelle occidentali”.

Giustamente tutti gruppi pop-rock dal forte appeal commerciale e che parlano sistematicamente d'amore...
KHM: “Non capiamo bene i testi, per cui è più l'atmosfera creata a colpirci”.

Qui da noi l'industria musicale è in un momento di grave crisi, in parte ma non solo per il download illegale dei brani. In Corea com'è la situazione, analoga o differente?
PKY: “In Corea il problema è fortissimo, i cd non si vendono più. Chi vende 10000 copie significa che ha avuto una hit. Là abbiamo l'internet più veloce al mondo e il download della musica è selvaggio e incontrollato”.

Qui da noi tra i musicisti ci sono posizioni molto diverse, quelli che hanno un atteggiamento intransigente e quelli che invece conciliano pur di avere una diffusione più capillare e avere più gente ai propri concerti.
LJH: “Siamo decisamente contrari, non è positivo né per noi né per il sistema musicale in generale. In Corea inoltre escono canzoni nuove ogni giorno, perché ci sono sempre gruppi nuovi. Anche se grazie al download la canzone diventa più diffusa, in questa situazione è impossibile guadagnarci, dobbiamo sperare che la situazione migliori perché così è davvero dura”.
PKY: “Con questa situazione la qualità delle canzoni non può che calare purtroppo. La maggior parte di gruppi che vive su una sola hit smette presto, mentre per chi ha una carriera alle spalle e ambizioni differenti è ancora peggio, vista la difficoltà di guadagnare dal proprio lavoro”.


(Immagini di Lorenzo Rugiati e Tommaso Fontanella)

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