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Han Dong, METTERE RADICI (2003)

Saturday, 10 November 2012 13:38 Stefano Locati Libri - Cina, HK, Taiwan
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mettere_radici_han_dongPrimo romanzo lungo di Han Dong, tra i più influenti poeti cinesi contemporanei, che dall'inizio degli anni '80 ha costruito una carriera rigorosa e comunque eclettica, forte di uno sguardo sfaccettato sulla società cinese e le sue tante contraddizioni. In Mettere radici presenta la tragicomica cronistoria di una famiglia di intellettuali che durante la rivoluzione culturale viene trasferita da Nanjing/Nanchino alle campagne di Sanyu, nei pressi del lago Hongze, per essere rieducata dai contadini. Con tono distaccato e ironico, irto di umorismo nero e parentesi scatologiche, come quando si racconta delle difficoltà della famiglia a espletare le normali funzioni corporee in giardino, come gli altri abitanti del villaggio, Han Dong fa un ritratto insieme sognante e spietato di un periodo doloroso.

L'edizione italiana di Mettere radici è tradotta da Pietro Ferrari a partire da quella inglese a cura di Nicky Harman: la scelta è insolita, implicando un doppio allontanamento dall'originale cinese, ma permette di conservare le brevi introduzione e postfazione del curatore inglese, che in passato aveva già tradotto poesie e racconti dello stesso autore, oltre a un sunto del glossario di termini inediti o tecnici utilizzati nel corso della storia (ad esempio cosa si intenda per "giovani urbani" o cosa sia la campagna "Tre contro").
Il romanzo è suddiviso in capitoli tematici, con in genere protagonista un membro della famiglia Tao, in particolar modo il giovane Tao, unico figlio e punto di vista privilegiato, innocente e spensierato, su quanto gli accade intorno. Han Dong, che di tanto in tanto interviene con considerazioni in prima persona, riesce a fornire una descrizione priva di giudizi (e di pregiudizi) su un periodo che ha vissuto direttamente: anche la sua famiglia fu trasferita nelle campagne per la RivCult, quando lui era ancora piccolo, e si può supporre che parte delle disavventure del giovane Tao corrispondano a suoi ricordi. Lo scrittore rivendica però lo stato di finzione della storia, con finalità diverse dalla narrazione storica, più attente a ricreare un'atmosfera sospesa, per mostrare come la convivenza forzata di esperienze di vita così diverse abbia comunque contribuito alla formazione di curiosità e competenze che in nessun altro modo avrebbero potuto nascere.
Mettere radici (il titolo richiama quello cinese, preferendolo alla versione inglese - Banished!) non è un banale libro di denuncia, come spesso si richiede preventivamente in Occidente agli scrittori cinesi, in un impeto di "esotismo della tirannide" ingiustificato, ma offre una lettura della realtà molto più complessa, che non rifiuta le contraddizioni, ma le fa emergere dal non detto e dalla buffa descrizione degli eventi, a volte paradossale, a volte semplicemente divertente. Perché in fondo, come viene detto esplicitamente nel corso della storia, raccontare degli eventi passati è anche distruggerli e rielaborarli: c'è un passaggio significativo da questo punto di vista, quando Tao padre racconta a Tao figlio le grandi leggende della tradizione cinese, a voce, senza possibilità di leggerle, perché non ha potuto portare con sé i libri, e nel farlo enfatizza particolari che gli interessano o ne aggiunge altri, di fatto cancellando gli originali. «Allo stesso modo», scrive Han Dong, «quando avrò finito di scrivere questo libro, non resterà nessuna traccia delle vite che mi hanno fornito il materiale originario» (p. 136).


autore: Han Dong
casa editrice: O Barra O, collana in-Asia
anno: 2012
pagine: 333
prezzo: 18,00 euro
isbn: 978-88-97332-29-9
lingua: italiano


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