Dazai Osamu, IL SOLE SI SPEGNE (1947)

sole_si_spegneDecadimento e perdita della speranza si intrecciano nel romanzo più conosciuto di Dazai Osamu, tra i più influenti e insofferenti scrittori del panorama novecentesco giapponese, morto suicida nel 1948 a soli 39 anni. Un racconto scritto in prima persona, protagonista una giovane aristocratica, che esplode in una pluralità di voci sulla fine di un'epoca - quella del Giappone imperialista e nazionalista sfociato nella seconda guerra mondiale e nella conseguente resa incondizionata figlia di Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo l'importanza dell'opera è sminuita dall'edizione italiana, tradotta dalla versione americana da Luciano Bianciardi per la prima volta nel 1959, con conseguente revisione di Luciana Bianciardi, e introdotta da un ormai antiquato saggio di Donald Keene, firmato nel 1956, che pecca di esotismo e orientalismo. Resta comunque un romanzo fondamentale.

Kazuko è figlia di una famiglia aristocratica ormai sul lastrico in seguito al secondo conflitto mondiale. Dopo un matrimonio sfortunato, torna in famiglia per accudire la madre anziana, che ormai non dispone più della servitù. Le condizioni economiche costringono a vendere la casa e trasferirsi in campagna, dove infine fa ritorno il fratello, Naoji, creduto disperso sul fronte, con problemi di dipendenza dall'oppio e poi dall'alcol. Un microcosmo che racconta della tenacia e del dolore di un'intera classe, messa di fronte al fallimento sociale e politico, prima ancora che militare, del Giappone. Dazai, controcorrente sempre e comunque, che si era distanziato dalle iniziali simpatie marxiste ma manteneva sguardo vigile sulla società e sensi di colpa per le sue stesse origini nobiliari, fa esplodere tensioni che evidentemente covava nel profondo, tra la dipendenza da morfina e il legame con l'alcol, costruendo un affresco livido e privo di indulgenza dello stato disastrato della presunta classe dominante.
Il sole si spegne (Shayo in originale) è in effetti uno spaccato lancinante e sfaccettato della fine di un sistema. In contrapposizione alla nostalgia elegiaca di Mishima Yukio, che pare non abbia mai amato il racconto, presenta un mondo giustamente in rovina, senza possibilità di redenzione; a differenza delle donne evanescenti e idealizzate di Kawabata Yasunari, la protagonista è terrena, credibile nei suoi slanci di coraggio come in quelli di meschinità, tanto più emozionante perché insieme fiera e vulnerabile. Anche Naoji, friabile e spezzato dall'esperienza sul fronte, acquista tridimensionalità in una cocciutaggine rivolta al futuro che è però destinata a scontrarsi con la dura realtà della dipendenza. Dazai sfrutta una prosa raffinata, pur nella sua semplicità, e ricostruisce una catena di avvenimenti atemporale, con continui flashback e parentesi in parentesi che arrivano a dare nuovo senso alle scene narrate all'inizio di ogni capitolo. Così anche il punto di vista, che rimane sempre quello di Kazuko, si apre a una molteplicità di sguardi e istanze, tramite lettere e altre intromissioni capaci di rendere il senso universale di spaesamento e cambiamento.
Dal romanzo è stato tratto un film nel 2009, centenario della nascita dello scrittore, per la regia di Akihara Masatoshi, specializzato in riduzioni letterarie, e con protagonista Sato Eriko (Cutie Honey). Nello stesso anno sono usciti anche Villon's Wife, di Neghishi Kichitaro, e Pandora's Box, di Tominaga Masanori, sempre tratti da sue opere.


autore: Dazai Osamu
casa editrice: Feltrinelli
anno: 2009
pagine: 139
prezzo: 7,50 euro
isbn: 978-88-07-72109-0
lingua: italiano