LOVECRAFT E IL GIAPPONE - LETTERATURA, CINEMA, MANGA, ANIME (2018)

Lovecraft e il Giappone (2018)L'idea alla base del volume nasce durante la settma edizione di NipPop, annuale conferenza-evento che si tiene a Bologna sull'immaginario popolare giapponese. Nel corso di una tavola rotonda presieduta da Gianluca Di Fratta, diversi studiosi si sono confrontati su un tema apparentemente bizzarro: le influenze di H.P. Lovecraft sul fantastico e il mostruoso giapponese nei diversi media narrativi, in primis letteratura, e poi cinema, animazione, fumetto, senza dimenticare giochi di ruolo e videogiochi. Da quello stimolante confronto prende forma l'esigenza di ordinare le suggestioni emerse in un libro.


Superficialmente, si potrebbe archiviare la proposta come bizzarra, appunto, nel senso di essere destinata a un limitato pubblico di nicchia - fanatici di Lovecraft che abbiano un interesse per il Giappone, da un lato, o viceversa appassionati di cultura popolare giapponese incuriositi dal solitario di Providence, dall'altro. Chiudere qui la faccenda sarebbe però un errore: Lovecraft e il Giappone si rivolge e spero possa raggiungere un pubblico decisamente più ampio, perché ragiona con acume su temi di portata generale come la creazione di immaginari fantastici e dell'orrore e la loro influenza su culture altre. Guardare alle influenze di Lovecraft sulle narrazioni giapponesi non è infatti un semplice esercizio di indicizzazione delle trasposizioni dirette o indirette dei racconti di Lovecraft. Per fortuna i saggi qui raccolti vanno oltre il semplice elenco - pur non lesinando esaustivi esempi e cronologie - ma cercano di dare una risposta più profonda a quesiti allettanti: dove trova fondamento la fascinazione della cultura giapponese per la mitologia dell'orrore cosmica creata da Lovecraft? Quali sono gli elementi culturali inaspettati e nascosti che accomunano immaginari apparentemente tanto distanti? Quanta consapevolezza c'è nelle tracce che di Lovecraft emergono in diverse storie di autori giapponesi contemporanei? In questo senso, il volume dimostra di avere un appeal molto più profondo, perché con la sua indagine mette in relazione culture diverse, stili narrativi e tecniche di messa in scena dell'orrore, svelando collegamenti inediti, talvolta sorprendenti, tra mondi distanti come gli Stati Uniti di inizio Novecento e il Giappone contemporaneo.

Il curatore di Lovecraft e il Giappone è Gianluca Di Fratta, studioso di cultura giapponese che tra i primi e con più convinzione in Italia ha sostenuto una ricerca seria e approfondita sul fumetto e il cinema d'animazione giapponesi, con un impegno teorico che andasse oltre l'approccio di fan e appassionati. Oltre ad aver scritto numerosi libri, tra cui Il fumetto in Giappone. Dagli anni Settanta al 2000 (2005), ha fondato Manga Academica, rivista scientifica che dal 2008 si occupa di studi su fumetto e animazione in Giappone, ospitando una serie di saggi e approfondimenti assolutamente inediti per il panorama editoriale italiano. Di Fratta ha chiamato a raccolta un gruppo di studiosi in grado di analizzare l'opera di H.P. Lovecraft e le sue influenze sul Giappone da diverse prospettive, integrandole con suoi interventi diretti.

Il volume si apre con la prefazione di Gianfranco de Turris, tra i più importanti studiosi italiani di letteratura fantastica occidentale. Le parole di de Turris sono fondamentali per traghettare i lovecraftiani verso il Giappone, ma restano comprensibilmente un po' in superficie nel descrivere l'esperienza giapponese, limitandosi ad aspetti immediati che vanno da Akutagawa Ryunosuke al filone tentacle rape. Sono comunque rigorose nel dare il punto di partenza, mite e schivo, di Lovecraft, rispetto a evoluzioni che forse lo avrebbero colto di sorpresa - o lasciato sbigottito. L'introduzione di Gianluca Di Fratta fa invece il punto sugli studi che in Giappone sono stati fatti su Lovecraft. Dopo l'analisi delle poche parole lasciate da Lovecraft sulla cultura giapponese, racconta quando e come è nato l'interesse di intellettuali e scrittori giapponesi per l'autore statunitense, a partire dalle prime affinità con Edogawa Ranpo.

I saggi che riguardano letteratura e cinema, in modo molto utile, sono sdoppiati. A un primo testo che ricapitola quanto teorizzato e prodotto in Occidente, fa eco un secondo che approfondisce gli aspetti peculiari del Giappone. Così Gino Scatasta, docente di letteratura inglese all'Università di Bologna, presenta organicamente il lavoro di Lovecraft e i più significativi esempi di scrittori che hanno introdotto elementi originali nei loro omaggi e riletture, il tutto a partire da un interessante parallelo tra Lovecraft e il poeta T.S. Eliot nell'affrontare il tema della tradizione. Massimo Soumaré, ricercatore indipendente, scrittore e traduttore di letteratura giapponese, offre invece un esame di come Lovecraft è giunto in Giappone, di chi se ne è interessato, e soprattutto quali sono gli autori che hanno consapevolmente attinto dal suo ricco immaginario, da Yamada Masaki, che pubblicò un racconto lovecraftiano già nel 1977, fino a un racconto illustrato di Yumemakura Baku del 2013. Soumaré riserva alle conclusioni delle interessanti note sui motivi dietro alla facilità con cui l'immaginario di Lovecraft si è innestato in Giappone.

Per quanto riguarda il cinema, Antonio Tentori, sceneggiatore e saggista specializzato in cinema di genere, analizza le influenze dello scrittore sulle produzioni occidentali, con un'analisi che spazia dai primi timidi tentativi di Roger Corman al diffuso interesse dimostrato da Stuart Gordon, fino a influenze meno immediate, come nel Possession di Andrzej Zulawski (1981), e all'intrigante omaggio fatto da John Carpenter in Il seme della follia (1994). Giacomo Calorio, docente di lingua giapponese dell'Università di Torino, con specializzazione in traduzione di manga, e soprattutto acuto studioso di cinema giapponese, affronta invece il caso giapponese. Il suo saggio divide l'analisi tra adattamenti diretti, omaggi, ispirazioni e assonanze: se, come in Occidente, gli adattamenti diretti sono pochi, come nel caso di una trasposizione di Konaka Chiaki, e gli omaggi spesso dei semplici rimandi a nomi e topografie fantastiche lovecraftiane, le cose si fanno molto più interessanti per quanto riguarda ispirazioni e assonanze. Tra le ispirazioni, ci sono ad esempio i casi dei mockumentary di Shiraishi Koji come Noroi (2005) e Occult (2009), ma soprattutto Marebito di Shimizu Takashi (2004), con le sue inquietanti suggestioni oniriche; tra le assonanze, Calorio mette convincentemente a confronto le tipologie orrorirfiche di Lovecraft e di un personaggio fondante del j-horror come Sadako della saga di Ring.

Passando ai media disegnati, Gianluca Di Fratta dedica un arioso saggio alle influenze sui manga, interconnettendo alcuni aspetti della cultura visuale giapponese fin dall'epoca Edo (1603-1868) ad alcune espressioni dell'orrore in Lovecraft. Tra i mangaka che si sono ispirati più o meno direttamente all'autore statunitense ci sono Umezu Kazuo e il tentacolare Maeda Toshio, passando per gli omaggi grafici di autori come Miura Kentaro e Hagiwara Kazushi. L'analisi, che spazia dai riferimenti visivi a quelli testuali, offre anche un excursus sugli adattamenti, come probabilmente il primo in assoluto, in Chitei no ashioto (lett. Passi dal sottosuolo) di Mizuki Shigeru (1962). Per quanto riguarda l'animazione, il saggio di Riccardo Rosati, studioso di cinema e arti visive giapponesi, analizza le influenze "subliminali" che rimandano a Lovecraft, specialmente nei rimandi a un'iconografia popolare del mostruoso che si riscontra sulle figure dei culti in prodotti come Megalopolis e dell'abominevole in franchise come Urotsukidoji. Nelle conclusioni, Gianluca Di Fratta svela un ulteriore mondo di contaminazioni che riguardano light novel, videogiochi e altro merchandising, a partire dal suggestivo titolo The Cute of Cthulhu, che rivela le trasformazioni anche incredibili di un immaginario quando attecchisce in un contesto completamente nuovo. C'è infine una breve appendice, sempre a opera di Di Fratta, sulle categorie dell'immaginario lovecraftiano in Giappone, che rivisita da un punto di vista teorico alcune considerazioni già espresse nel volume.

Lovecraft e il Giappone è una riflessione collettiva sulle influenze transculturali, sulle possibili traduzioni di immaginari e sulle assonanze narrative inaspettate che si possono creare tra paesi ed epoche differenti. Racconta con passione e profondità i rimandi diretti e mediati di un grande scrittore dell'orrore cosmico in un contesto culturale già ricco di suggestioni, mostrando come anche i pochi contatti immediati abbiano potuto portare alla gemmazione di storie e invenzioni completamente inediti. Un volume ricco di spunti che vale la pena approfondire.


autore: Gianluca Di Fratta (a cura di)
casa editrice: Società Editrice La Torre
anno: 2018
pagine: 206 (con immagini in b/n)
prezzo: 18,50 euro
isbn: 978-88-96133-33-0
lingua: italiano