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CINEMA SUDCOREANO, IL (1992)

Friday, 12 November 2010 00:00 Stefano Locati Libri - Saggi
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Il volume è stato pubblicato in occasione della Mostra Internazionale di Nuovo Cinema di Pesaro del 1992, a supporto di una retrospettiva sul cinema sudcoreano. Si tratta di uno dei primi saggi in lingue occidentali su una cinematografia al tempo sconosciuta e in gran parte isolata dal mondo esterno, che si era aperta ai festival internazionali solo da pochi anni. Il percorso è articolato tramite brevi saggi che prendono in esame diversi aspetti dell'industria cinematografica della Corea del Sud. A parte i primi due, a tono generale, sulla storia e la letteratura coreana e sull'organizzazione della sua industria dell'intrattenimento, scritti rispettivamente da Murizio Riotto e Francesco Bono, gli altri sono curati da critici coreani, in collaborazione con la rivista Film Language. Gli articoli gettano uno sguardo scoperto e appassionato sugli sconvolgimenti e le lotte per la crescita del cinema in Corea, con tutti i pregi e i difetti di opere capofila in un settore di studio: da un lato c'è la freschezza e la volontà di raccontare il cinema e le proprie esperienze, dall'altro c'è talvolta la difficoltà di uscire da un unico punto di vista, per mancanza di confronti nel raccontare il cinema coreano all'esterno del paese. Da qui la severità di certi commenti, o la limitatezza di alcune prospettive, chiuse in polemiche interne. Si tratta comunque di un limite marginale, pregno di significati, che racconta molto anche del periodo storico e della percezione dei film che si aveva. Nel suo complesso il volume si dimostra indispensabile nel fornire uno spaccato su cosa era il cinema coreano nel 1992, cioé dopo gli anni oscuri delle dittature e prima della sovraesposizione mondiale di fine millennio. Sono presi in considerazione tutti gli aspetti salienti, dall'evoluzione delle leggi sulla censura al rapporto tra il cinema e la storia del paese, dalle differenze nella rappresentazione di personaggi di città e di campagna alla figura della donna. Non mancano incursioni nel cinema indipendente e un confronto con l'industria nordcoreana. La parte che conserva integro tutto il suo fascino è poi probabilmente quella finale, con interviste a Im Kwon-taek e Park Kwang-su e profili di Bae Chang-ho e Lee Jang-ho, documenti utili a comprendere la formazione di alcuni dei registi più importanti di quel periodo e influenti ancora oggi. Unico vero difetto del libro è la mancanza di un identico criterio di traslitterazione per i nomi, talvolta riportati in modo differente da un saggio all'altro, e, a voler esser pignoli, l'assenza di un indice analitico e di una bibliografia. Per il resto Il cinema sudcoreano è testo importante, da leggere e approfondire, soprattutto per conoscere i retroscena del boom che si ha avuto sul finire degli anni '90.


autore: Adriano Aprà (a cura di)
casa editrice: Marsilio
anno: 1992
pagine: 202
prezzo: 28.000 lire
isbn: 88-3175-6983
lingua: italiano

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